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L’immigrazione e l’Islam

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19 luglio 2015

L’immigrazione e l’Islam.
Non voglio entrare con questo mio scritto sul dramma personale e umano di coloro che rischiano la vita, i propri affetti e le proprie radici per venire in Europa in cerca di una esistenza migliore, ne’ tanto meno affrontare il sistema di accoglienza basato sull’emergenza fonte di ladrocini e arricchimenti vari, ma analizzare in poche righe questo evento biblico sotto il profilo storico e razionale e non emotivo come invece trattano esclusivamente i mass media nostrani.

Non so se l’Occidente si rende conto delle conseguenze culturali, religiose e sociali che sta subendo in questi anni con questa immigrazione clandestina sopratutto di fede islamica, in quanto credo che tali conseguenze siano molto meno avvertibili con immigrati di altre fedi e credenze religiose a mio parere più facilmente assimilabili dall’Europa.

La mia convinzione è che questo flusso continuo di sbarchi non sia solo la conseguenza di guerre e carestie ma nasconda una ben precisa strategia finalizzata a subentrare demograficamente e di conseguenza occupare l’Europa, processo storico perseguito secoli fa con le armi prima dagli Arabi e poi dai subentranti Turchi.

Paradossalmente questa strategia beneficia del nostro sistema democratico e laico intriso di politicamente corretto, di una Chiesa Cattolica e Protestante autolesionista e per finire di quella montagna di petroldollari investiti in Occidente che sempre più permette di controllare altrove la politica e l’economia Europea.

Quello che a mio parere in Europa si sottovaluta è l’incompatibilità dell’Islam con i sistemi democratici che si basano su valori elaborati nei secoli dal pensiero filosofico e scientifico, l’Islam al contrario non differenzia la religione dalla politica, dalla società in cui il termine laicismo è sconosciuto, fino alla vita ed alle scelte esistenziali del singolo individuo.

L’Islam assorbe e contempla tutto: la Politica, la convivenza religiosa, il diritto penale e civile, la famiglia ed il matrimonio, l’alimentazione, ecc…e rimango convinto che non esiste l’Islam moderato altrettanto inventato da noi in sostituzione del termine laico, ma l’Islam e basta, considerando l’estremismo violento e criminale una esaltazione degenerata dei precetti religiosi.

Ritornando allo squilibrio demografico in corso legato a questa immigrazione faccio notare l’alta natalità delle famiglie di fede islamica legata al ruolo della donna, in contrapposizione alla bassa natalità europea dovuta anche alla perdurante crisi economica e occupazionale che ci attanaglia da un decennio e che stravolgerà in alcuni decenni i rapporti percentuali con le conseguenze e le tensioni che si possono ben immaginare.

Questa mia riflessione non vuole fare dell’allarmismo ma  capire al di sopra del dramma individuale, sulla consapevolezza delle conseguenze future di questa invasione incontrollata in una Europa stremata da sacrifici, da tasse e dalla riduzione dello stato sociale ed ai difensori del multi culturalismo, dico che questo concetto non esiste nel vocabolario di quei Paesi di fede islamica alla stessa stregua con cui noi lo concepiamo e l’esempio sono quei Paesi Arabi in cui non si tollera devianze culturali e tanto meno religiose.

A certi ambienti politici e religiosi di casa nostra dico che è troppo facile parlare di accoglienza facendo poi ricadere dall’alto il disagio su parte della popolazione impreparata e non supportata dalle istituzioni disorganizzate e con soluzioni improvvisate, ma devono essere consapevoli sia delle conseguenze immediate delle loro scelte che sul futuro culturale, sociale e democratico del Paese se non di tutta l’Europa, i Balcani sono l’esempio del fallimento storico di una convivenza e di una integrazione mai seriamente avvenuta.

Commenti

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  1. mauro_sabbadini
    Scritto da mauro_sabbadini

    a parte ogni altra considerazione individuo due elementi fortemente claudicanti, in un pensiero di per sè non condivisibile:
    1) oltre il 99% dei musulmani che vivono in Europa non sono clandestini (e già qui cadrebbe un bel pezzo di ragionamento)
    2) io sono italiano e non sono cattolico, per la verità non aderisco ad alcuna religione, veramente non possiamo convivere nello stesso paese con fedi diverse? secondo me dovremmo provarci, perché l’alternativa non ci vedrebbe tutti dalla stessa parte.
    Tra l’altro le fedi monoteiste, tutte e tre, sono veramente separate da differenze minime, sembra di vedere la guerra dei lillipuziani su come si dovessero rompere le uova

  2. Scritto da Felice

    Qui si confonde tra immigrazione, innescata per svariate ragioni (guerre, povertà, carestie, instabilità politica forte) e religione.
    In uno stato laico (come l’Italia si professa) questi 2 fattori dovrebbero stare su binari ben separati. Purtroppo siamo troppo abituati a mischiare diritti civili con pretesti religiosi, politica con fede come ci insegnano secoli di convivenza con la religione cattolica.
    Quindi la conquista “religiosa” che lei indica è data solo da noi da quanto teniamo aperta questa porta del doppiogiochismo opportunistico tra Stato e Religione. In altri paesi questi due mondi sono ben separati.
    Pretendere lo stesso multiculturalismo in un paese appena uscito da guerre insensate e dove appena varchi la porta di casa rischi di essere ammazzato è pura utopia. Il mondo arabo sta vivendo una guerra mondiale, una rivoluzione di pensiero che purtroppo la si fa solo con la violenza visto che gli interessi economici (sempre quelli comandano) sono enormi. Noi abbiamo fatto 2 guerre mondiali in meno di 50 anni, non dimentichiamocelo questo prima di dire che i macellai son sempre gli altri, soprattutto quando alcuni paesi spostano a loro uso e consumo le pedine sullo scacchiere arabo, impongono o destituiscono regimi dittatoriali e poi ovviamente se ne disinteressano in quanto riconoscono di aver contribuito a creare un ginepraio di problemi difficilmente risolvibili.

    Sulla questione di fare figli niente di nuovo. Eravamo così anche noi e ci sono intere zona d’Italia meridionalizzate oppure intere città estere italianizzate.
    Un paese lungimirante non si chiede se fare figli può essere un problema (nei limiti del buon senso che per me equivale a 2) ma si chiede quale futuro dare a queste persone, quale diritti civili sono insindacabili e qual’è la politica di investimento sociale nel medio-lungo periodo.
    Purtroppo abitiamo in Italia e siamo Italiani. Quindi per noi è sempre più comodo innescare guerre di quartiere per 19 (!!) migranti, gridare all’invasione per 89.000 migranti censiti (pensi che la Germania ne sta gestendo 200.000) e più in generale fare la solita caciara italiana fomentata da gruppi estremisti di destra o sinistra.

    La questione mi sembra in realtà molto semplice. O si controlla l’immigrazione in modo serio e le regole valgono per tutti (veda per esempio il metodo tedesco) oppure a questo punto se non siamo capaci di essere rispettosi in primis con noi stessi allora le possibili zone dove si potrebbero alzare dei muri di contenimento potrebbero fioccare in ogni dove, domestiche e non. Tra Nord e Sud, tra Lombardi e Veneti (perchè magari a lei i veneti stanno sulle balle), tra Italiani e Francesi, tra Italiani e resto del mondo.

    Io so solo che un popolo che in 50 anni non è ancora riuscito a scardinare la società da ingerenze mafiose, dove ha un Parlamento gonfio di mantenuti fondalmentalmente lì per inscenare un teatrino e dove la gente scende in piazza solo per opportunismo, allora questo paese ha ben poco da essere “rigido e ferreo” su quattro disperati che vengono qui solo per salvarsi e non proprio per islamizzarci.