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L’Italia e la mancata uscita dal tunnel

Alptransit tunnel Monte Ceneri
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7 novembre 2016

Egregio Direttore
L’Italia e la mancata uscita dal tunnel
Quali sono le cause per cui, a mio parere, l’Italia non cresce ed è destinata ad non uscire dal tunnel con un conseguente impoverimento generale della popolazione e del suo tenore di vita?
Io ritengo che le principali sono tre e precisamente la Globalizzazione, la degenerazione del sistema politico partitocratico e per finire la Burocrazia.
E’ indubbio che la Globalizzazione si è dimostrata l’apoteosi del Capitalismo di sfruttamento e della massimizzazione del profitto a discapito della forza lavoro e dell’ambiente.
Il sistema capitalistico che teneva conto dei diritti dei lavoratori di tradizione europea che si basava sulla contrapposizione al sistema comunista di stanza in Unione Sovietica è crollato con la caduta del muro di Berlino e dei regimi dell’Est, ciò ha fatto si che l’impostazione americana del capitalismo ha preso il sopravvento imponendo a livello globale la legge del massimo profitto sopra ogni cosa.
Questo ha significato la delocalizzazione e lo sviluppo di nuove economie prive di tutele sociali e ambientali che hanno reso non più competitive le economie capitalistiche europee basate storicamente e culturalmente sulla mediazione sociale e sul rispetto del territorio.
Certamente la classe politica che in questi decenni ha governato l’U.E. è la principale responsabile di questa decadenza in quanto ha tutelato principalmente le lobby delle multinazionali aprendo il mercato di consumo europeo ai loro interessi.
Economie con costi e regole diverse non avrebbero mai potuto competere e l’abbattimento della barriere doganali e normative sono stati gli strumenti che l’unione europea ha utilizzato a tale scopo.
Il sistema economico europeo avrebbe potuto sostenere un riequilibrio delle diverse economie nel breve termine ma non avrebbe retto a lungo termine come in effetti è avvenuto.
Tutto ciò ha implicato, da parte degli stati europei la continua e costante riduzione dello stato sociale e dei diritti dei lavoratori in particolare l’aspetto retributivo e delle tutele sociali,per compensare, ma parzialmente, con la continua crescita del debito pubblico e della pressione fiscale come leve per calmierare e rallentare il declino e la povertà, per far fronte alla disoccupazione e al disagio sociale.
Secondo punto il sistema politico partitocratico italiano basato sulla occupazione delle Istituzioni, dello Stato e di ampi settori dell’economia pubblica del Paese non su basi meritocratiche ma clientelari e di fedeltà.
Questo ha fatto si che da decenni il Paese è governato da una classe dirigente mediocre il cui unico titolo preferenziale è l’appartenenza al sistema di potere di turno.
A sua volta in una logica a cascata il clientelismo ha preso il sopravvento sulla meritocrazia è questo è anche uno dei fattori della corruzione endemica del Paese e che spinge molti bravi giovani a cercare lavoro all’estero.
In pratica il sistema politico ed amministrativo basato sulle clientele è stato tollerato fino a quando l’economia del Paese tirava ma oggi spiega la disaffezione dei cittadini ai partiti tradizionali e la crescita esponenziale del consenso a movimenti politici di rottura con il passato.
In ultimo, tra i fattori principali, la burocrazia che è anche un sottoprodotto dei due fattori precedenti.
Una burocrazia non finalizzata a semplificare la vita dei cittadini, a porsi al loro servizio ma a sua volta centro di potere .
Una burocrazia regolamentata dall’emissione di continue norme cavillose e discrezionali a volte nel tempo contraddittorie che confondono il cittadino e lo inducono a sbagliare, tutto ciò finalizzato a sanzionare e non ad indirizzare.
Un sistema parallelo alla fiscalità nazionale ed altrettanto oneroso che si basa più sulla giustificazione di se stesso che sul servizio alla collettività.
Una macchina ottusa il cui unico elemento che la contradistingue è la fidelizzazione gerarchica al diretto superiore a prescindere dalle capacità ed il cui vertice deve garantire il potere politico che lo ha nominato e non lo Stato o l’Istituzione che rappresenta.
Questi fattori negativi hanno fatto si che il Paese si trovi in queste condizioni, certamente la responsabilità a vario titolo e livello grava su tutti nessuno escluso dato che si è perso, in un individualismo sfrenato, l’interesse generale e la responsabilità personale.
La soluzione è solo di natura etica e morale ma questo è un altro argomento che affonda nelle radici storiche e culturali del Paese.

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