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Lo Stato tassa i benefattori

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25 marzo 2020

Caro Direttore,

Sergio Mattarella ha lodato “carità, giustizia e passione che vincono l’indifferenza”. L’economista cattolico Stefano Zamagni si aspetta che l’emergenza di questa maledetta primavera riconosca il ruolo fondamentale della cittadinanza attiva. Ora, queste virtù appartengono storicamente agli italiani.

Nei primi del Novecento donazioni e lasciti di mecenati agevolarono la nascita di ospedali, case di riposo, villaggi per l’infanzia abbandonata, orfanatrofi, e istituti per disabili, mense dei poveri. Mi chiedo e ti chiedo se questi benemeriti avrebbero fatto lo stesso oggi sapendo che un quarto dei proventi sarebbe finito allo Stato sotto forma di tasse. Io penso di no. E lo penso nel silenzio di un coprifuoco nel quale si osservano le gesta di un popolo blindato ma pronto a partecipare alle centinaia di raccolte fondi da devolvere alla patria per respingere gli attacchi del maledetto Coronavirus.

Bene, su questi tesori della responsabilità sociale l’Erario allunga le sue mani rapaci. Sì, lo Stato tassa la beneficenza. I decreti emergenziali di queste ore drammatiche hanno previsto quasi tutto, tranne che a esentare dall’odiosa IVA al 22 per cento gli acquisti di impianti salvavita da consegnare con urgenza agli ospedali. Una organizzazione no profit firma una commessa netta da 200mila euro e le viene inflitto un ricarico di 44.000 euro per il cosiddetto valore aggiunto. Ma aggiunto a che cosa? A beni
acquistati per essere donati? Mi chiedo anche dove sta la voce dei territori, incarnata da eletti che in questi giorni dovrebbero stare con le orecchie dritte . Il solo pensiero che questi denari depredati al bene comune finiscano nello strafallito carrozzone Alitalia mi riempie di ira funesta.

Cordialmente

Gianni Spartà
Fondazione Circolo della Bontà Onlus

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