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Nel giorno del ricordo dovremo ricordare anche i crimini commessi dall’esercito italiano in Jugoslavia e in Grecia

giorno del ricordo primaria cazzago
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7 Febbraio 2026

Pregiatissimo Direttore,

desidero esprimere una riflessione di carattere storico in occasione della giusta commemorazione del Giorno del Ricordo per ricordare la tragedia dei civili italiani vittime delle foibe e dell’esodo forzato dalle terre istriane e della Venezia-Giulia tra il settembre 1943 e il febbraio 1947. Tuttavia dalle affermazioni degli esponenti della “destra” sembra che il pacifico popolo italiano sia stato aggredito all’improvviso dai “comunisti jugoslavi” senza alcun motivo. La tragedia però non si è svolta così e, senza giustificare alcun crimine commesso contro la popolazione civile italiana, la verità storica, anche se triste e scomoda, deve essere ricordata interamente per non lasciare spazio a false mistificazioni di carattere ultranazionalista e sovranista derivanti da pericolosi rigurgiti nostalgici di estrema destra. Questa grave tragedia ha causato l’uccisione di circa 5.000 civili italiani e l’esodo forzato di circa 300.000 italiani tuttavia si devono ricordare anche le cause della violenza degli jugoslavi contro la popolazione civile italiana dovuta agli efferati massacri, con migliaia di vittime civili, perpetrati tra l’aprile 1941 e il luglio 1943 dai militari italiani nei confronti della popolazione civile jugoslava dopo che l’esercito italiano invase la Jugoslavia l’11 aprile 1941. Gli Italiani in Jugoslavia applicarono come i nazisti la regola della rappresaglia contro la popolazione civile, macchiandosi di gravissimi crimini; queste scomode verità sono state accertate dalle indagini compiute tra il 1946 e il 1947 dalla Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Luigi Gasparotto, Ministro della difesa nel III Governo De Gasperi, e dalle ricerche svolte dalla Commissione storica italo-slovena tra il 1993 e il 2001. In 29 mesi di occupazione italiana nella Provincia di Lubiana vennero fucilati oltre 5.000 civili, 200 furono bruciati vivi o massacrati, 900 partigiani furono fucilati e oltre 7.000 persone, delle 33.000 deportate, tra le quali anziani, donne e bambini, morirono nei campi di concentramento, con 13.100 civili uccisi e con il rastrellamento di 18.708 uomini. Tra il 1942 e il 1943 vi furono sette campi di concentramento italiani con 50.000 civili sloveni internati nei quali la causa delle morti era la fame, il freddo, gli stenti e le malattie. Nel 1942 i militari italiani realizzarono sull’isola croata di Arbe un campo di concentramento in cui, secondo il Centro Simon Wiesenthal, furono internati 15.000 civili dei quali 4.000 morirono per la fame, il freddo e le epidemie. Dal dicembre 1941 al settembre 1943 in Montenegro l’esercito italiano fucilò oltre 526 civili e 26.387 persone furono deportate nei campi di concentramento. Dobbiamo inoltre ricordare che il 16 febbraio 1943 a Domenikon, in Grecia, circa 170 uomini furono fucilati come rappresaglia dall’esercito italiano che nell’ottobre 1940 aveva invaso la Grecia.

Questa è stata una immane tragedia di cui gli esponenti della destra, per evidente ipocrisia, ricordano solo l’ultimo drammatico atto compiuto contro la popolazione civile italiana ma le vittime civili innocenti della tragica guerra voluta e iniziata dai nazisti e dai fascisti meritano tutte lo stesso rispetto umano. Per una vera pacificazione tra i popoli nella verità storica la ricorrenza del Giorno del Ricordo dovrebbe commemorare non solo la popolazione civile italiana vittima della violenza compiuta dagli jugoslavi ma anche le popolazioni civili jugoslava e greca vittime innocenti degli efferati massacri commessi dai militari italiani invasori.

Colgo l’occasione per porgere i miei più cordiali saluti.

Alberto Morandi
Laveno Mombello (VA)

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