Non possiamo limitarci a tirare un sospiro di sollievo
21 Giugno 2005
Egregio Direttore,
accetto volentieri il Suo invito al dibattito.
E lo faccio per dire che sono allibito.
Allibito di fronte ad alcune lettere di ringraziamento a quei “bravi ragazzi” che, in occasione di un funerale, non hanno provocato disordini, non hanno dato la caccia all’immigrato e, “addirittura”, non sono andati al di là delle minacce verbali.
Anche se la massiccia presenza delle forze dell’ordine non è certo stata ininfluente per il raggiungimento di questo risultato.
E allora, di questo passo, arriverà poi qualcuno che ringrazierà anche, insieme a loro, l’emittente televisiva di quel partito, pure associato al governo della nazione, che si è “limitato” a parole di comprensione nei confronti delle squadracce.
Cerchiamo di essere seri, per favore, e di riflettere sulla gravità di comportamenti che da anni istigano all’odio, che pretendono che ci siano leggi discriminatorie fra i cittadini e che vogliono negare a qualcuno dei diritti civili che devono essere uguali per tutti..
Non possiamo poi limitarci a tirare un sospiro di sollievo, rallegrandoci che sia andata bene ancora per un po’.
Tutti questi nodi ritorneranno presto al pettine se non saremo capaci di creare le condizioni per l’emarginazione reale di forze che sono, nei fatti, estranee alle nostre regole democratiche e ai principi di solidarietà sanciti dal nostro patto costituzionale.
L’autorità dello Stato si regge sulla certezza del diritto, sulla pari dignità fra i cittadini, sul riconoscimento di regole non discriminatorie, sulla fiducia nelle garanzie democratiche che tutelano ogni persona abitante in Italia.
Senza questa autorità democratica, indispensabile in un Paese civile, c’è solo l’alternativa fra il caos e un ottuso autoritarismo.
E noi, che non vogliamo essere costretti a scegliere fra il far west e lo stato di polizia, dobbiamo denunciare tutti gli attacchi al nostro Stato democratico, indicando innanzitutto le responsabilità di chi irride ai princìpi su cui la nostra nazione è fondata.
Noi dobbiamo pretendere da tutti, nello stesso modo, il rispetto delle regole. Prima di tutti da parte di chi ci governa.
Da qui deve discendere la nostra fiducia nello Stato.
Perché tutti i delitti siano giudicati e repressi con eguale zelo e imparzialità, senza bisogno di squadracce o milizie.
E se riteniamo che così oggi non avvenga, in questa nostra Repubblica, noi abbiamo l’arma del voto.
Per mandare a casa chi ha fatto leggi sbagliate e chi non è stato in grado di applicarle con rigore.
E per emarginare chi pretende di continuare a turlupinare l’elettorato scendendo in piazza a predicare quello che non è capace di fare al governo della nazione. Là dove lucra su comode e ben retribuite rendite di posizione e di potere.
La severità nel pretendere l’osservanza delle leggi, il rispetto delle istituzioni, il senso civico, la parità di doveri e diritti, l’ordine (ed anche la pulizia e la coerenza nei comportamenti), la solidarietà civile e la partecipazione democratica sono alla base della serena convivenza fra tutti i cittadini, qualunque sia la loro etnia o provenienza.
Non possono essere vuote parole d’ordine da tirar fuori solo quando fa comodo.
Devono diventare, a destra come a sinistra, concreti e coerenti comportamenti quotidiani.



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