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Non siamo numeri

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29 marzo 2020

Buongiorno Direttore e Redazione di Varesenews,
ho deciso di scrivere a voi vista la serietà e veridicità delle informazioni che siete soliti pubblicare.

Nella serata di venerdì è cambiato qualcosa, ce ne siamo accorti.
Da un lato, la voce del presidente Fontana si è fatta più calma e ha sussurrato ciò che ogni essere vivente su questa terra vorrebbe sentire: “I contagi stanno diminuendo”. L’altro versante della montagna è decisamente più aspro: i numeri in provincia sono balzati a quota  700 malati, dato approssimativo, in aumento.

Le domande e i dubbi, come facilmente immaginerà, si moltiplicano.

Le misure di contenimento sono in atto da settimane , perché c’è questa impennata?
Ci siamo davvero illusi che la nostra provincia fosse al sicuro, basandoci solo sui dati a fine giornata?
Naturalmente nessuno di noi, qui e adesso, ha una risposta, ma segnalare queste discordanze mi sembra doveroso.
Ci sono altre questioni che desidero portare alla sua attenzione e, se possibile, alle autorità competenti.

La questione dei tamponi. Finora abbiamo assistito a raccolte fondi storiche, a una solidarietà estrema verso gli ospedali e  verso gli operatori sanitari. Nessuno però ha pensato di implementare il lavoro nei laboratori di analisi, fulcro di questa emergenza sanitaria.

Ci è stato detto che alcune terapie funzionano solo se somministrate all’inizio dei sintomi, e allora , come li testiamo, questi farmaci, se non abbiamo certezza della malattia? Ci sono famiglie intere in attesa di tampone, da settimane, in tutto il territorio, nelle provincie di Bergamo, ovunque in Lombardia. La prova di ciò che scrivo è facilmente reperibile, basta una telefonata ai vari medici di famiglia sparsi sul territorio i quali dovrebbero poter conteggiare i malati non ufficializzati.

I numeri, ecco… ogni sera assistiamo a conteggi, somme, detrazioni. Noi non siamo numeri. Noi siamo figli preoccupati per la salute dei propri genitori, siamo genitori che trattengono le lacrime davanti ai loro bambini e che pregano, ogni giorno e ogni notte, di non ammalarsi nello stesso momento del coniuge. Il professor Grossi dichiara che giungono intere famiglie, in ospedale e che non è tempo, ancora, di cantare vittoria. Ma, nel contempo, dobbiamo aspettare gli eterni tempi del tampone…

Non ci siamo, questo meccanismo amplifica la tragedia che stiamo vivendo. Urge fermare questa macchina infernale e invertire la rotta. Il malato va individuato, isolato, curato. I tempi di attesa fanno a botte con il contenimento del virus, smettiamola di fantasticare altrimenti sarà la fine.

L’altra questione è di oggetto diverso ma non di concetto.
Non esiste più nessun supermercato che abbia slot di consegna attivi. Siamo bombardati da messaggi, proposte, conferme di solidarietà ma la verità è che le grandi catene hanno chiuso il servizio. In un momento come questo, a maggior ragione adesso, è indispensabile la chiarezza e la serietà. Sappiamo che i grandi magazzini sono luoghi dove, per antonomasia , si diffondono virus e germi, tra i consumatori e il personale che ci lavora. La vendita va interrotta, subito. La spesa va ordinata in remoto, possibilmente pagata, e ritirata secondo un calendario settimanale. Il progetto è attuabile se costruito in stretta collaborazione con l’Azienda e il Comune. Ci vuole un po’ di impegno, certo, ma si può fare. E, ognuno di noi, chiunque abbia un Pc e una connessione internet, potrebbe farlo anche per chi non ne è provvisto.

La Protezione civile continuerebbe a occuparsi degli anziani soli ma, se questo progetto dovesse funzionare, come immagino, ci sarebbero vantaggi anche per i volontari. Vantaggi reali anche per i commessi: nessun cliente in corsia, orari più umani, sicurezza in generale. Facciamolo in provincia, per primi, poi estendiamo l’iniziativa nel Paese.

Le iniziative del territorio nate da poco, unite al vostro servizio, sono ottime, sicuramente. Ma non tengono conto di un elemento base e che richiama a una questione economica, vasta e discutibile. Gran parte dei negozianti non può evidenziare i prezzi e il consumatore non ha idea di quanto debba spendere, al momento della consegna. Vale la fiducia, oro in questo momento.

Siamo soli, Direttore. Questa è la verità, nuda e cruda. L’altra sera Papa Francesco ci ha chiesto di ricordarci che da soli non si vince. Noi piccoli cittadini lo sappiamo e denunciamo la nostra solitudine. I nostri governanti, invece?

Valeria Gatti

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