Pronto soccorso o soccorso lento?
17 Ottobre 2024
Al P.S. di Varese
Istituito tanti anni fa da un gruppo di volenterosi, allo scopo di fornire le prime cure necessarie nelle emergenze sanitarie, il P.S. è diventato, come dappertutto, un servizio sociale indispensabile.
Col tempo l’istituto ha ampliato le proprie funzioni, giungendo a essere l’organo che filtra il passaggio ai ricoveri nei vari reparti dell’ospedale; nel caso che il paziente abbia bisogno solo di cure temporanee viene rimandato a casa.
È qui (così sembra) che avviene l’ingorgo. I reparti ospedalieri non possono allargarsi a piacimento, possono ospitare un numero massimo stabilito dalla logistica. Avviene dunque che l’eccedenza dei destinati al ricovero superi di norma i posti disponibili. Questo stato di cose ha obbligato i responsabili ad allestire corsie d’attesa sempre affollate dove i degenti vedono aumentate le pene dei loro malanni con l’aggiunta dei fastidi derivati dall’occupare brande a stretto contatto le une alle altre, con pazienti dei due sessi (se ce n’erano altri non l’ho notato) con le più varie esigenze.
Il malcapitato che giunge al P.S. e qui per caso deve passarci alcuni giorni (in attesa di una sistemazione nei reparti), ecco, capita che costui, dopo qualche tempo, cominci a chiedersi come mai la struttura venga chiamata pronto soccorso, mentre la sensazione sarebbe chiamarlo Soccorso Lento, Ritardato o qualcos’altro.
Non che il personale addetto a qualsiasi livello si dimostri mai indisponibile o trasandato. Anzi, occorre fargliene un merito per quel che sembra più una dedizione alla causa che un mero servizio di lavoro.
Si direbbe che il funzionamento del P.S. sia stato concepito e ispirato alla più stretta spartanità. Il degente sdraiato nella sua branda non ha per sé neppure lo spazio per custodire qualche effetto personale. Il tutto sta dentro in una valigetta. Spesso è legato alla branda da una flebo. Finisce per pensare che “quelli” sospettino una sua fuga e che la decisione presa a monte è coattiva.
Mi è capitato di chiedere una deroga causa un’impellenza improvvisa, ricevendo in cambio l’invito a calmarmi e a aspettare il mio turno.
Poiché l’incidente è capitato anche ad altri, ci siamo messi d’accordo per ritrovarci alla fine di questa comune esperienza, con il proposito di mandare una petizione alle Nazioni Unite per reclamare un sacrosanto diritto insopprimibile al bisogno.
Post-Scriptum: il complesso P.S. ospedale non sembra un binomio perfetto. Troppo grande è la distanza tra le rispettive funzioni che gli vengono richieste. Forse una terza struttura tra i due, votata a migliorare le condizioni dei pazienti in attesa di trasferimento e nello stesso tempo rendere più agevole il collegamento con i reparti ospedalieri potrebbe essere una soluzione.
Un’idea avveniristica? Un’intollerabile invasione di competenze?
Giuro che non volevo insegnare niente a nessuno, perdonatemi l’ingerenza.
E.G. (Ernesto Giorgetti Poeta – Pescatore)




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