Quando le donne sanno o sapranno dire “NO”.
7 Marzo 2011
Caro direttore,
mi permetto di inviarle qualche riflessione sulla imminente festa della donna. Una nuova giornata delle donne, che quest’anno più che mai non può non stimolare qualche riflessione. E che non può non collegarsi allo scorso 13 febbraio, quando tante donne italiane si sono unite e sono scese in piazza, per sensibilizzare sul tema della dignità femminile e sul rispetto della donna. Rabbia e voglia di rivendicare tale dignità contro ogni forma di sopruso o violenza, sentimenti tanto condivisi nel mondo femminile e che, tuttavia, tanto faticano ad imporsi nel vivere quotidiano, quello che riguarda le donne comuni…perché le stesse donne faticano ad imporli.
Vorrei spiegarmi meglio…
Due fondamentali premesse.
La prima: è innegabile che il tema della dignità della donna tocca e riguarda ogni singola donna, senza alcuna distinzione, in ogni parte del mondo, e dovrebbe farlo senza strumentalizzazioni politiche o religiose o di qualsiasi altra natura.
La seconda: è inconfutabile un senso di disgusto nei confronti di ogni singolo uomo che si permetta di comprare, mercificare, usare il corpo di una donna.
Fate queste necessarie premesse occorre, nella mia personale visione, distinguere, nettamente, tra quelle donne che si trovano in una condizione di reale, dolorosa, spaventosa sudditanza e di sfruttamento maschile, dal quale spesso non possono ancorarsi, da quelle (purtroppo numerose) donne, “famose” e non solo, che scelgono consapevolmente la sudditanza al dominio maschile, per ragioni di opportunismo, di facilità di raggiungimento di fama, successo, carriera, o, ancora più tristemente, per colmare un vuoto sentimentale.
Da convinta sostenitrice della responsabilità individuale in ogni comportamento (che abbia la fortuna di nascere da una libertà di scelta), una riflessione nasce, in questo preciso giorno, sulla possibilità che molte, troppe donne, negano a se stesse di DIRE NO a offerte lesive della propria dignità. Una riflessione che sgorga, ma solo marginalmente, dalle tante donnette, starlette, escortine che dominano oramai l’informazione quotidiana, con le loro facce e corpi tutti uguali e omologati, e che, francamente, non suscitano in me alcun interesse, tanto meno compassione (ma solo disgusto), ma tocca principalmente le tante donne “comuni”, quelle dalle facce e dai corpi “normali”, che spesso pronunciano dei sì in modo dolorosamente consapevole, non solo per denaro, case, carriera, ma per un’ora di attenzione, in cui non sentirsi sole, per una dipendenza da uno sguardo maschile, per quanto fugace, disattento e irrispettoso, pagando loro stesse un prezzo alto in termini di dignità personale e autostima.
E mi chiedo: quanto è difficile, ancora oggi, per una donna, disancorarsi da quello sguardo irrispettoso, pronunciando un solido NO? E rifletto su quanto la capacità di indignarsi, e la forza di pronunciare questo no, rappresentino, ancora oggi, la primaria arma di autodifesa del mondo femminile.
Ben vengano, quindi, tutte le manifestazioni che diano voce alle donne, che facciano riflettere su quanto ci sia da fare sul tema della dignità della donna… con l’auspicio, tuttavia, che queste manifestazioni non si riducano a sterili espressioni di posizioni antimaschiliste, e che non perdano la preziosa occasione di porre l’accento sulla enorme responsabilità di ogni singola donna nell’esigere il rispetto prima di tutto da se stessa e per se stessa, e su quanto questa possibilità di scelta sia ancora preclusa a troppe donne, ancora oggi private del diritto di difendere la sacralità del proprio corpo, e la dignità della propria persona.
… buona festa delle donne a tutte!



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