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Quella sera al Portichetto con Giorgio Napolitano

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17 Aprile 2013

Caro direttore,
il giorno che Giorgio Napolitano termina il suo incarico, dopo sette non semplicissimi anni, vorrei salutarlo ricordando la sera che il futuro Presidente venne a Sesto Calende, era l’aprile del 2001, a sostenere la campagna dell’Ulivo e il candidato di quel collegio (si ricorda?  Il tempo in cui c’erano i collegi maggioritari e Calderoli non ci aveva ancora donato il ‘porcellum’? 12 anni fa… un’era). 

Napolitano, già Presidente della Camera e Ministro del primo Governo Prodi, aveva deciso quell’anno di non ricandidarsi al Parlamento, ma si era “messo a disposizione” del suo partito, con semplicità e umiltà, per nulla affettate e del tutto coerenti con la sua storia e il suo modo di intendere la politica come “servizio civile permanente”.

Così si organizzò un incontro in questa bella cittadina del varesotto che è Sesto Calende. La sala consigliare era strapiena per ascoltare un vero ‘signore della politica italiana’, che aveva vissuto (e anche fatto) un pezzo della nostra storia: gli anni della ricostruzione, la crisi d’Ungheria, gli anni del boom, la tragedia di Moro e tante altre pagine dell’Italia repubblicana. Senza dimenticare che egli era stato il primo membro autorevole del PCI ad essere invitato ufficialmente negli USA per una serie di conferenze nelle maggiori università degli States.

Venne a salutarlo con un caloroso abbraccio Luigi Besozzi, il nostro Sindaco Partigiano e poi Napolitano fece il suo intervento che non fu un comizio di parte, ma una bellissima lezione politica, sul significato dell’impegno e della partecipazione di ogni cittadino alla vita pubblica, per il bene comune.

Dopo l’incontro andammo alla pizzeria Portichetto dove fummo accolti calorosamente dall’indimenticabile Guido, pizzaiolo napoletano-sestese, quanto mai orgoglioso di quella presenza nel suo locale, e non solo per ragioni politiche, ma anche… linguistiche J.

Fu una bellissima serata e oggi è bello rievocarla. Conversando con Napolitano ero curioso di sapere tante cose e ad un certo punto, con un po’ di ironia e un pizzico di impertinenza gli chiesi se per caso non fosse anche lui della schiera di quei “comunisti che non sono nemmeno laureati” che Berlusconi usava fare bersaglio delle sue battute.

Napolitano non sorrise, ma mi rispose molto seriamente: “Caro Roberto, io l’ho presa eccome la laurea, ed il merito fu proprio del partito comunista. Ricordo che nel 1946 ero arrivato a Roma, come altri giovani, guidato dalla passione politica e dall’entusiasmo del momento,  quando mi avvicinò Emilio Sereni (ndr. Importante dirigente comunista e prestigioso studioso della storia e del paesaggio agrario) che mi disse. “Giovanotto, se davvero ti interessa la politica prima torni a Napoli, completi gli studi e poi ti impegnerai nel partito nella tua città, perché la politica è una cosa seria e Napoli e  l’Italia hanno bisogno di gente preparata.” E così tornai all’Università e completai gli studi, poi mi dedicai alla politica, per tutta la vita.”

Questo è uno dei ricordi di quella serata che tante volte ho raccontato agli amici e ai miei figli, come esempio di un modo di interpretare la politica di cui s’è forse persa persino la memoria. Eppure esiste.

Si può pensarci, in giorni in cui, certi momenti, la voglia di parlare di politica sembra svanire. In ogni caso lo consegno a lei, caro direttore, un po’ come auspicio per domani e per il domani.

Saluti cordiali

Roberto Caielli – Sesto Calende

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