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Rugby Varese, quante frasi retoriche

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5 Giugno 2014

Buongiorno direttore,

mi chiamo Mattia Borello, ex giocatore del Rugby Varese. Mi qualifico perché penso che fare informazione significhi dare informazioni reali e non scrivere pubblicità con frasi retoriche e slogan propagandistici di bella facciata. Scrivo dunque da indignato, come penso farebbero molti miei ex compagni di squadra o altre persone che hanno dato più anni e più sacrifici di me al club, fondandolo e portandolo avanti, mentre chi parla ora riempie spazi di rugby lasciati vuoti con spazi di pubblicità e frasi di facciata, con frasi per quanto belle, comunque false e immorali!
Il rugby è uno sport che si basa sull’etica e sui valori. «Mi piace ricordare questo fenomeno – prosegue Pierantozzi – perché è anche uno deiprincipali modi per sovvenzionare il nostro club, che non ha mai pagato allenatori e giocatori ma piuttosto avvia allo sport centinaia di giovanissimi». Non più tardi di quattro anni fa venivano pagati John Akurangi come allenatore e alcuni giocatori, di cui non faccio il nome perché i valori dello spogliatoio sono reali in questo sport. In seguito all’abbandono da parte di più di 25/30 persone storiche del club, i fatti sono andati avanti nella stessa maniera fino al pagare l’attuale allenatore Galante e staff, e andranno avanti anche con il futuro allenatore, che forse non conoscete ancora.
Ora, come persona distaccata dai fatti del club ormai, ma legato ai valori di questo sport, vorrei che l’informazione che passa pubblicamente sia veritiera nel rispetto di chi alcuni valori li ha a cuore e li porta avanti nella vita di tutti i giorni e non 4 giorni all’anno e solo sui giornali. Voi che fate informazione dovreste accertarvi di quello che scrivete.
Ma dato che i fatti sopra citati sono passati più volte anche attraverso VareseNews (ne eravate già a conoscenza), dovreste scrivere cose vere! Non trovando spazio per commenti scrivo a voi direttamente ma non avrei problemi a farlo pubblicamente. Il rugby è uno sport di valori.

—-

Risponde Damiano Franzetti

Nella nostra chiacchierata/intervista dell’altra sera Francesco Pierantozzi mi ha effettivamente parlato di rimborsi spese che vengono dati ad allenatori e a qualche giocatore (ma da quanto so, questi ultimi li ottengono per attività divulgative legate al rugby e non per scendere in campo). Nell’articolo ho ritenuto usare quelle parole per indicare che nessuno, all’interno della società, percepisce uno stipendio: se questo è causa di fraintendimento, me ne assumo la responsabilità senza scaricarla su Pierantozzi.
Detto questo, termini come «frasi immorali» o «valori portati avanti 4 giorni all’anno e solo sui giornali» mi sembrano affermazioni eccessive e – queste sì – non del tutto veritiere. Ma non pretendo di far cambiare idea ad alcuno. 

Mattia Borello

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