Sicurezza ciclisti: il Codice della Strada è fermo al 1992, il traffico è esploso del 130%
25 Agosto 2026
Alla cortese attenzione del Direttore e della Redazione,
Scrivo per segnalare un’emergenza silenziosa che mette a rischio ogni giorno migliaia di cittadini: le norme del Codice della Strada che regolano la circolazione delle biciclette sono ferme al 1992, mentre il traffico veicolare è aumentato del 130%. (nella foto le grafiche di ACCPI – Ass. Corridori Ciclisti Professionisti Italiani)
Quello che era accettabile su strade quasi vuote 34 anni fa, oggi è diventato pericoloso su strade saturate di auto e mezzi pesanti. Tre lacune normative creano situazioni di rischio mortale:
- Fila indiana senza distanza di sicurezza (Art. 182): I ciclisti sono costretti a procedere compatti come un “treno senza freni”. La legge non impone distanze tra le bici, rendendo inevitabili i tamponamenti a catena e impedendo alle auto di rispettare i 1,5 metri di sorpasso.
- Gruppi non definiti (Art. 183): La norma vieta di fatto le formazioni superiori a due unità se non per gare. Oggi, gruppi di cicloturisti si trovano a occupare carreggiate percorse da TIR, senza alcuna tutela legale e rendendo i sorpassi sicuri fisicamente impossibili.
- Doppia fila anacronistica (Art. 182): Il permesso di pedalare affiancati “se le condizioni lo consentono” è un’illusione. Con la densità veicolare attuale, quelle condizioni non esistono quasi mai, costringendo i ciclisti a valutazioni soggettive che spesso costano care.
Le strade non sono piste da gara e non possono essere gestite con leggi di un’altra epoca. Chiediamo un aggiornamento normativo urgente che introduca distanze di sicurezza reali, definisca chiaramente la formazione dei gruppi e adatti le regole alla densità del traffico del 2026.
La sicurezza non può attendere. Confidiamo nel vostro spazio per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni su questo tema cruciale.
Cordiali saluti,



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