Tessile: bisogna dichiarare lo Stato di Crisi del settore
26 Gennaio 2005
Caro direttore,
Sono un artigiano ed opero da 40 anni in questo settore.
Questo mio intervento è però fatto in nome e su sollecitazione di molti altri colleghi: artigiani , piccoli e medi imprenditori di prima, seconda ed anche terza generazione aderenti ad ACAI e che operano nel mio e nostro stesso settore: quello del tessile, abbigliamento e moda.
Sono qui a testimoniare non già la difficoltà con cui abbiamo lavorato in questi ultimi anni, ma per denunciare una situazione che si fa sempre più drammatica…. non c’è giorno infatti che, nella nostra provincia, non vi sia la chiusura di un’impresa….e non solo piccola e non solo di uno specifico comparto, ma appartenente ormai, senza più alcuna eccezione, all’intera filiera: filature, tessiture, maglifici, tintorie, confezioni, lavorazioni complementari ed accessori.
Un patrimonio di conoscenze, di professionalità, di tradizioni…. e di economia reale, fatta di imprenditoria e di lavoro dipendente, che si sta letteralmente volatilizzando.
Inutile dirvi, ed oggi ricordare, che quando denunciavamo, tre anni fa, quanto ora sta succedendo eravamo considerati accidiose Cassandre….non erano invece, allora, i nostri pretestuosi lamenti, ma semplici constatazioni di continui e piccoli segnali.
Infatti molti di noi, essendo terzisti, percepivano che il sistema stava scricchiolando…le commesse diminuivano, se non scomparivano del tutto, i prezzi non tenevano, i costi non si potevano più contenere ed il sistema del credito appena sentiva la parola “tessile” storceva il naso.
Ebbene, a fronte di tutto ciò, al nostro grido di allarme ci sentivamo rispondere ”tutto va bene…è solo una questione congiunturale …passerà! “
Mai valutazione fu così sbagliata e mai scarsa attenzione a dati e considerazioni fu così colpevole!
Ed ora? Ed ora cosa raccontare ad artigiani ed imprenditori che si sono mangiati risparmi e patrimoni di un’intera vita di lavoro?
Cosa raccontare a lavoratori disoccupati e senza più concrete possibilità di avere un vero lavoro?
Cosa raccontare a coloro che ancora operano? ….che sarà una dolorosa agonia?
Noi non vogliamo fare dell’allarmismo sciocco né lavorare infrangendo la legalità, ma non vediamo né segnali né prese di posizioni forti da parte di chi ha responsabilità di governo nazionale e locale e di responsabilità morale ed economica del nostro territorio a favore del settore.
Anzi vediamo proprio il contrario: sempre più aperture ai prodotti cinesi, sempre più aiuti alla delocalizzazione, sempre più procedure e norme cervellotiche e senza senso.
Noi non vogliamo certamente, e desideriamo ribadirlo in questa sede, cambiare le regole del libero mercato, ma a fronte di una concorrenza sleale che si fa beffa delle più elementari norme sociali e di rispetto dei beni ambientali che influenzano le condizioni del vivere dell’intera umanità, non possiamo non tutelare e difendere la nostra comunità ed i nostri valori.
Allora oggi, e non c’è più tempo per studi ed analisi che servono solo a ribadire l’ovvietà impegnando contributi pubblici (ovvero nostri soldi ), è arrivato il momento della verità tra chi dice di voler fare e chi invece fa!
A nostro parere v’è una sola cosa da fare : dichiarare lo stato di crisi del settore!
Da tale situazione di straordinarietà discenderanno interventi straordinari che dovranno essere condivisi e varati con estrema urgenza, senza nulla dover inventare, dal già esistente Tavolo di Concertazione provinciale a cui fin da ora dichiariamo di voler destinare la nostra massima e prioritaria disponibilità .
Così non facendo o frapponendo delittuosi ritardi ed immorali omissioni vi dovrà essere assunzione di responsabilità di fronte ad imprese, lavoratori ed all’intera comunità.



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