Una lezione sulla Gioia
8 Maggio 2026
Gentile Direttore,
Mi permetto di scriverle perché sono appena rincasata dopo una serata trascorsa a Sant’Alessandro.
Ebbene sì, sono venuta nella vostra sede, Materia Spazio Libero, per un evento su cui avevo delle aspettative, ma che sono state completamente ribaltate da ciò che ho visto.
Era in programma lo spettacolo “Un corpo negato” di Progetto Promozione lavoro, in cui si annunciava una sorta di performance teatrale di un gruppo di ragazzi diversamente abili.
Pensavo di trascorrere la serata assistendo al frutto di un progetto socialmente utile e contribuendo nel mio piccolo al loro successo.
Quello che non mi aspettavo è che sarei tornata a casa diversa, con orecchie, occhi e cuore arricchiti da ciò che ho sentito e visto.
Il soggetto parla – fra le altre cose – di giudizi e pregiudizi – e nel calderone non ci finiscono soltanto quelli rivolti verso la disabilità, ma il pubblico si sente chiamato in causa ed è esortato a interrogarsi su quanto viva ogni giorno, fra autenticità e falsità. A cercare un argine per la propria fragilità.
Ad avermi colpito non è stato soltanto lo spettacolo, ma il suo momento conclusivo. Quella esplosione di festa alla battuta finale che ha coinvolto tutti, nessuno escluso.
L’entusiasmo dei ragazzi, i loro sguardi d’intesa con gli educatori, le espressioni sorprese positivamente di ogni attore sono state un momento veramente emozionante: ognuno di loro ha avvertito la consapevolezza che tutto fosse andato come nelle prove. Meglio delle prove.
Come un’onda gigante, l’energia del momento ha inzuppato tutti, pubblico compreso, e quel «Ce l’abbiamo fatta» che forse nessuno ha pronunciato ma che ciascuno ha sicuramente pensato, nient’altro è stato se non una doccia di gioia rigenerante.
È stata la parte che ho preferito: gli attimi successivi al fischio finale, dove il confine fra spettatori e attori è crollato e quella gioia è esplosa. “Grazie”, “Bravi”, “Che bello” ci si diceva vicendevolmente, guardandosi negli occhi e toccandosi le mani.
Nell’elenco di preoccupazioni, impegni, doveri quotidiani, soffermarsi a riflettere su quanto sia importante essere se stessi è stata una lezione che questi attori così speciali ci hanno saputo donare. Essere felici di ciò che si è, una lectio magistralis.

Riassumendo, le sto scrivendo, Gentile Dottore, per due motivi.
-Affinché possa condividere i miei complimenti con educatori e ragazzi di questo bel progetto.
-Per sottolineare come la serata a Materia non sia stata in linea con le mie aspettative.
E per fortuna. Perché le ha ampiamente superate.
Grazie davvero
Lettera firmata



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