Mamme straniere tra i banchi per amore

Sono già 63 le donne che frequentano la scuola per aiutare i figli a imparare meglio l'italiano

Ancora oggi, a corso ormai iniziato, è arrivata una nuova iscrizione. Sono sessantatre alla fine le mamme che hanno deciso di partecipare al progetto delle scuole primarie di Gallarate, “Scuola delle mamme”. Un numero che, secondo la responsabile del programma per l’alfabetizzazione e la socializzazione delle mamme straniere, va ben oltre le aspettative iniziali.
Maria Rosa Piscinelli, insegnante alla scuola Mazzini di Cascinetta, non nasconde la soddisfazione per il traguardo raggiunto, soprattutto ripensando alla delusione del primo incontro a cui avevano partecipato solo una ventina di donne. «L’idea di questo progetto – ci racconta – è nata dalla nostra esperienza di insegnanti. I bambini extracomunitari a scuola incontrano delle difficoltà che non si limitano al linguaggio. I problemi nascono prima di tutto in famiglia: generalmente il padre lavora ed è la madre ad occuparsi dell’educazione dei figli quando sono piccoli. Spesso però, le mamme hanno problemi non solo con la comunicazione, ma anche con la socializzazione. Non conoscono gli usi e le regole della nostra comunità: purtroppo a volte, nel processo di integrazione, si rivelano essere l’anello debole». Da qui l’idea di coinvolgere anche le mamme nel mondo della scuola con l’ obiettivo di aiutarle nel processo di integrazione e facilitare il compito degli insegnanti: questo, a beneficio soprattutto dei bambini.

“Scuola delle mamme” è quindi un progetto sperimentale che si “sta costruendo” passo per passo. «Durante la prima riunione sono venute in poche – continua Piscinelli –: questo ci ha scoraggiato. In realtà, quando per la pre-iscrizione sono arrivate 80 domande, ci siamo resi conto di alcuni problemi che non avevamo considerato. Ad esempio, fra alcune comunità straniere è molto forte il passaparola e poi c’è la questione dei trasporti. Poche hanno la patente: da qui è nata l’esigenza di coinvolgere più scuole del territorio». Risolto facilmente l’ostacolo grazie alla rete di scuole – dall’asilo alle medie – che opera a Gallarate proprio sul tema dell’integrazione scolastica, oggi i numeri danno ragione alle organizzatrici: 30 iscritte alle primarie di Cascinetta (scuola capofila del progetto), 20 a Sciarè e 13 in centro.
Il progetto si articola in due fasi. Per la prima, le scuole hanno partecipato a un progetto di Vodafone che ha approvato l’idea e finanziato cento ore di lavoro. Gli incontri con le mamme saranno circa otto e si concluderanno entro dicembre 2006: in questo mese, l’obiettivo è insegnare o migliorare l’italiano. Da gennaio invece – ma i dettagli della seconda fase sono ancora da definire – sarà la Provincia di Varese a finanziare una serie di incontri tematici che coinvolgeranno anche i comuni di Cassano Magnago e San Macario. «Ci sono molte tematiche da affrontare – spiega Piscinelli -. Per seguire i propri figli, i genitori devono imparare a comunicare con la scuola. Superato lo scoglio dell’italiano, la sfida sta nell’aiutarli a conoscere le regole, scritte e non scritte, della nostra società. I bambini piccoli non hanno il pudore degli adulti: abitudini diverse nell’alimentazione, nell’abbigliamento e nell’igiene, per loro possono diventare motivo di scherno. E tutti sappiamo quanto possa far male sentirsi diverso o escluso». I temi che verranno affrontati – chiaramente nel rispetto delle tradizioni delle altre culture – saranno quindi quelli dell’alimentazione, della puericultura e dell’igiene, degli aspetti sanitari e dei rapporti con il mondo della scuola.  A condurre gli incontri, esperti del territorio con l’aiuto dei mediatori culturali della Società di Cooperazione Sociale Mediazione e Integrazione Onlus.

«Il grande problema – conclude la responsabile – è la mancanza di informazioni: molte donne non sanno ad esempio che esiste una realtà come quella dei consultori». La speranza quindi è che, se davvero il passaparola è uno strumento così potente, le mamme che oggi studiano nella stessa scuola dei figli, possano coinvolgere altre donne nello stesso percorso. In futuro forse, per i figli più piccoli che ancora non vanno all’asilo e che vengono accuditi da una responsabile mentre le mamme fanno lezione, i problemi saranno sempre meno rispetto a quelli di fratelli e sorelle maggiori.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 dicembre 2006
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