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Battaglia di Varese e battaglia di Legnano

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17 giugno 2011

Egregio Direttore,

mi permetta di esprimere un pensiero che mi è sempre rimasto nella mente e che finora non ho manifestato se non verbalmente a pochi amici e conoscenti coi quali mi è occorso di parlare, quello cioè dell’ignoranza della LEGA a proposito del significato storico-politico del ruolo delle “guerre d’Indipendenza” in generale, e della “battaglia di Varese” del 26 maggio 1859 in particolare, ai fini della liberazione delle nostre terre dal giogo straniero. Significato non inferiore a quello della “battaglia di Legnano” del lontano 1176 dei Comuni lombardi contro il Barbarossa. Perchè allora privilegiare e ricordare solo quest’ultimo 
storico evento e voler dimenticare e svilire quegli altri più recenti, che pure a rigor di logica sono ad esso assimilabili?
 
Se infatti con la battaglia di Legnano si è affermata l’autonomia dei Comuni lombardi rispetto ad un potere straniero, imposto dall’alto con la connivenza del Papato di allora (che per questioni egemoniche aveva inventato il Sacro Romano Impero, creatura “virtuale” di cui avvalersi per dominare la “Cristianità”) non vedo perchè non attribuire un significato analogo a quegli eventi meritori che nell’Ottocento portarono i nostri antenati (tra l’altro in prevalenza Lombardi) a lottare per ottenere la tanto agognata LIBERTA’.

E’ stata una brutta pagina della nostra storia nazionale e soprattutto locale quella cui purtroppo recentemente abbiamo dovuto assistere, che ha visto gli esponenti di spicco della LEGA boicottare le commemorazioni dei centocinquant’anni sia della “Battaglia di Varese del 1859” sia dell’”Unità d’Italia”, evento che non ha significato la rinuncia o la cancellazione delle varie e polimorfe realtà regionali ma solo ed unicamente la LIBERAZIONE dalle varie dominazioni straniere che frazionavano e tenevano soggiogati i 
territori della penisola e schiavi (o tali almeno si sentivano, tranne poche eccezioni) i loro abitanti.

Male quindi ha fatto la Lega a scordarsi di tutto ciò, ed a ripudiare questo bagaglio di tradizioni risorgimentali anzichè valorizzarlo e farlo proprio, evidentemente “accecata” dall’ignoranza della storia e affascinata da altre amenità “padane” del tutto inventate e “virtuali”, sul tipo dei “reality” televisivi ma fuori da ogni concreta realtà storica oggettiva (vedi a questo proposito le recenti belle lettere di Silvia Mangano e di Martino Pirone).
 
La Storia provvederà senz’altro a fare giustizia, a rimediare a questo “vulnus” e ad etichettare come si meritano i suoi autori (come, per altro verso pur se in tono minore, i Soloni che hanno imposto il violento e sgargiante acrilico di Guttuso al posto del coevo bellissimo dolce affresco del Nuvolone nel contesto storico-monumentale secentesco del Sacro Monte, tramandatoci “intatto” fino a non molto tempo fa).
Giovanni Dotti

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