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Il pugno di Gaza

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9 gennaio 2009

Egr. direttore,

ho letto la lettera “ Come un pugno nello stomaco” e devo ammettere che mi ha stupito, non perché dissenta da una mia ipotesi discutibile, ma perché è completamente vuota, se togliamo gli apprezzamenti personali.

Personalmente il “pugno nello stomaco” è la situazione tragica di Gaza, non il cercare di ragionare su chi la vuole. L’attribuire la responsabilità dei fatti ad una parte, all’altra, a tutte e due o ad altri, non cambia la realtà drammatica: a Gaza si soffre e si muore.

La politica internazionale è una enorme partita di Risiko, con il mondo per tabellone e giocata sulla pelle di miliardi di persone. Chiaro che è condotta da gente che agisce in maniera fredda e cinica, se no, come a Risiko (conosco solo la versione italiana), è destinata a perdere.

Chiaro, ora, che volendo ragionare su Gaza, fatto politico, ho dovuto cercare di farlo in maniera fredda e cinica. Nel caso mi fossi fatto prendere dalle emozioni avrei abbandonato la logica per passare alla letteratura.

Vorrei precisare che ho ben distinto la cronaca e i fatti dalle opinioni e da quella che è un’ipotesi logica, per cinica che sia.

Per quel che riguarda le mie fonti, che incuriosiscono qualcuno, posso solo dire che sono varie e disparate e che non ho l’abitudine di catalogarle e archiviare la bibliografia. Ad ogni modo:

La cronaca e la cronologia dei fatti derivano da Ansa, preferisco le agenzie perché sono meno “orientate” dei giornali.

La storia è controllabile anche sull’enciclopedia on line. Molto significative per capire la brutalità della situazione sono: da una parte i moti palestinesi del 1920, e dall’altra i giorni successivi alle elezioni palestinesi, “battaglia di Gaza”.

Per rispondere a chi dubita, in malafede, che abbia confuso Hamas con i Palestinesi, posso dire di aver sempre citato solo Hamas e precisare che intendevo parlare solo della parte dirigente e responsabile delle scelte. Penso che le responsabilità di un governo siano ben diverse da quelle degli elettori: gli uni decidono, gli altri subiscono, fino alle elezioni successive se tutto va bene.

Sempre personalmente ritengo che nessuno dei due contendenti abbia ragione, e mi è sembrato giusto proporre anche un’ipotesi contraria a quella abituale. Alla fine è solo l’altra faccia di una possibile verità.

In tutta la faccenda c’è una sola verità incontrovertibile, che non ha nemmeno un colore politico o di parte, ed è, con parole di un Comboniano, che:

“i bambini, le donne e i poveri, da sempre in tutto il mondo e non solo a Gaza, vengono massacrati da politiche miopi, povertà o da guerre d’interesse”.
P.S.
Se avessi scritto qualcosa di un po’ troppo “filo Hamas” sarei stato criticato, insultato (?), allo stesso modo?

Con i miei migliori saluti

Alberto Gelosia

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