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Il turismo in Italia ha bisogno di innovazione

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20 ottobre 2007

Il nascituro non ce l‘ha fatta. E’ morto prima ancora di compiere i suoi primi passi. il portale del turismo italiano era stato annunciato in pompa magna per ben due volte. Nel 2006, dopo la prima ecografia, per decretarne il concepimento e a Milano, nel 2007, alla Borsa Internazionale del Turismo, per sancirne la nascita. Il ministro Francesco Rutelli si era speso non poco, per esserne il padrino di battesimo, ma male gliene è incolto.

Otto milioni di euro spesi per la gara vinta dal gruppo Ibm-Ibs-Tiscover. 58 milioni di euro stanziati nelle varie fasi, per dotare l’Italia di uno strumento di promozione e di sviluppo del settore potenzialmente più appetibile per l’economia nazionale. Quel turismo che da anni ormai è come una chimerica Araba fenice, tutti si aspettano che rinasca, ma nessuno si prodiga per facilitarne il parto. In pratica, una marea di soldi buttati al vento. E una figura da dilettanti incapaci di fronte al mondo.

Ha poco da recriminare Francesco Rutelli per la latitante collaborazione delle regioni italiane (leste, però, a utilizzare gli stanziamenti di contributi). A Napoli si è soliti dire che “il pesce puzza dalla testa”, quindi se si è in prima fila a raccogliere onori, là si resta se questi diventano oneri. E se oggi vola anche qualche pesce in faccia, vuol dire che non si è fatto abbastanza per evitarlo.

Se c’è un settore in Italia che ha bisogno di una radicale innovazione, in tutti i suoi segmenti e soprattutto in tutti i suoi protagonisti, è quello del turismo. Una interminabile serie di cariatidi a condizionarne mancata evoluzione e permanente situazione di crisi. E come se non bastasse, mentre il mondo cambia alla velocità della luce, loro continuano a pontific are e ad impartire suggerimenti.

La storia del portale è partita male ed è continuata peggio. A cominciare dall’ectoplasma escogitato come logo, che ha raccolto critiche smisurate fin dalla presentazione. Una raffazzonata scopiazzatura del logo di un’associazione spagnola, impegnata nel sociale. Ma come? La Spagna conia la sintesi più bella, tra arte, natura e cultura, per promuovere le sue destinazioni, presentandosi al mondo col Sole di Mirò, e l’Italia patria e culla del Rinascimento non trova di meglio dell’ectoplasma al cetriolo magnificato da Rutelli?

Zapatero lo aveva raccomandato nel suo rapporto riservato sul turismo spagnolo: “Guardate all’Italia e prendetela ad esempio per cosa bisogna assolutamente evitare”. Aveva ragione. Eccome, se aveva ragione!

Antonio V. Gelormini

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