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La Fiera di Varese? E’ in declino da 5 anni

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28 settembre 2011

 Gentile Direttore di Varesenews

Mi riallaccio ad una lettera inviata da alcuni colleghi espositori alla fiera di varese per dire la mia in merito a tale manifestazione. Faccio ammenda per non aver formulato la presente in precedenza, si tratta comunque di un argomento che mi è sempre stato a cuore e di cui discussi tempo addietro con la precedente organizzazione. Dopo 7 anni di partecipazione come espositore ritengo di poter dire la mia con sufficiente argomentazione.

Innanzitutto alcune considerazioni sulle fiere. La fiera di Varese era nata parecchi anni fa come fiera campionaria, ovvero vetrina rappresentativa di ciò che livello industriale, artigianale, commerciale ed istituzionale sa offrire (o sapeva offrire). Poi con tempo, edizione dopo edizione si è arrivati
a quello che abbiamo visitato negli ultimi anni. Ovvero una fiera mercato, il cui livello qualitativo peraltro non mi è mai parso un granché. Facendo una riflessione sulla varietà dell’offerta pare addirittura che la gamma espositiva non abbia un filo logico commerciale. Vi si trova un po’ di tutto, molti stand non sono
più nemmeno stand, bensì banchi da sagra paesana. Peraltro, così come fatto notare in vari commenti in calce alla lettera dei colleghi, prodotti alimentari tipici di altre province e regioni d’Italia, che nulla hanno a che vedere con il territorio e l’economia varesina, venduti sovente a prezzi di gran lunga più alti non solo di quelli nei supermercati, ma perfino dei negozi di gastronomia più qualificati.

Cosa si evince da tutto ciò? È mia opinione che la fiera di Varese sia stata portata ad un livello mediocre. Non si vede un progetto, non si vede la volontà di creare una rassegna che ci faccia capire cosa siamo, cosa produciamo e a che livelli siamo arrivati nei vari settori. Io guardo questa fiera, parlo con altri colleghi espositori e ogni anno concordo con le loro conclusioni. I costi sono eccessivi; tassa di iscrizione, costo al mq. , costi supplementari per qualsiasi altri servizio. Per un gazebo  all’aperto, di 5 metri x 5, spendiamo tra iscrizione, iva e costo di noleggio dello stesso, circa 2000 euro a edizione. A cui sommare i costi e il tempo per allestire, il tempo trascorso per presidiare durante l’apertura, e per finire lo smontaggio e il ritorno in sede di tutti i materiali impiegati. Per un totale di 11 giorni effettivi di lavoro, con una media giornaliera di 8-9 ore di lavoro. Non male, vero?

La fiera di Varese che vorrei? Anzitutto una fiera nuovamente rappresentativa del territorio; abbiamo molte aziende nel varesotto che sono al vertice nei loro rispettivi Settori; oltre al settore aeronautico abbiamo le manifatture, abbiamo produttori di utensili, di complementi per arredo, produttori di meccanica di precisione, produttori  di affettatrici, ecc. ecc. non sta a me elencarli tutti. Un ufficio marketing in gamba saprebbe benissimo come rintracciarli ed invitarli in fiera. Che senso ha avere banchi  che vendono prodotti alimentari che non centrano assolutamente nulla con la nostra terra? (con tutto il dovuto rispetto e stima verso quei colleghi commercianti che lavorano con onestà e sacrificio in fiera) E poi ci vorrebbe più promozione, più sostegno delle autorità nel favorire una buona comunicazione dell’offerta fieristica. Un prezzo del biglietto accessibile a tutti, adeguato ai tempi, so bene che i costi sono elevati e i prezzi degli stand da soli non riescono a coprire il costo dell’intera infrastruttura e del personale. Al contempo però non si scordi che le fiere campionarie generaliste sono in estinzione o in ridimensionamento (si veda ad es. quella di arona…) e pertanto se si vuol chiedere alla
gente di pagare un prezzo solo leggermente più basso di manifestazioni qualificate e di richiamo internazionale, si deve quantomeno poi offrire un prodotto soddisfacente.

Quindi concludendo, la fiera di Varese secondo me non deve essere solo un’opportunità di fatturazione per la società organizzatrice, non deve essere solo un "cluster" di celle da riempire con qualsiasi cosa porti un’incasso. Deve essere invece quanto sopra descritto, "desiderata" espresso chiaramente anche in molti commenti letti in allegato all’altra lettera.

In tutti questi anni trascorsi come espositori ci siamo confrontati con la promovarese, poi sostituita dalla ciesse servizi e quindi in ultimo dalla manazza gefra.  Chi scrive conosce abbastanza a fondo logiche commerciali e procedure di questa manifestazione, avendole osservate acriticamente per anni. La mia opinione è netta e chiara.  La fiera di Varese, a tutti gli effetti e scopi, così come si è vista nell’ultimo quinquennio non va bene, sta diventando l’ombra sempre più pallida di se stessa. Un qualcosa in cui
non vale più la pena di investire.

Massimiliano Buzzi - Cocquio

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