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“Mettete le telecamere al parco Pineta”

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9 aprile 2007

Gentile Direttore,
oggi, 9 aprile, festività di Pasquetta, mattina presto. Come di consueto mi collego al vostro quotidiano per tenermi sempre aggiornato. E’ piacevole leggere le notizie sorseggiando una tazza di caffè.
Non poteva esserci inizio peggiore. Un altro incendio al Parco Pineta, un’altra fetta di territorio distrutta tra l’altro in modo particolarmente odioso. Il delinquente o i delinquenti hanno approfittato di una giornata di festività e delle ore della notte per appiccare nuovamente fuoco.
Cosa posso fare mi chiedo? Niente di più che inforcare la mia bici e recarmi sul posto per assistere distrutto all’ennesimo scempio. E qui ho visto la vera anima del Parco Pineta. Ho visto un parco vivo a dispetto delle fiamme che qualche ora prima hanno cercato di devastarlo.
Ho visto 2 mezzi dell’ente parco parcheggiati a bordo strada e alcuni volontari che all’interno del bosco spinti dalla loro passione e forse anche dalla rabbia, cercavano di rimediare all’ennesimo sfacelo.
Ho incontrato decine di persone che, chi a piedi chi a passo di jogging, percorrevano i sentieri e il bordo strada del parco. Ho incontrato decine se non un centinaio di ciclisti che si avventuravano chi su strada chi nei percorsi sterrati, magari alla ricerca di qualche sentiero che restituisse forti emozioni a questi bikers.

Insomma il parco c’è ed è ben radicato. Durante il poco tempo libero che la società ci mette a disposizione sembra che i Tradatesi e non solo si risveglino e cerchino il contatto diretto con la natura e il territorio magari praticando il loro sport preferito. Il Parco Pineta
offre tutto questo e anche di più, basta saper guardare oltre la propria porta di casa. Il Parco Pineta però pretende rispetto e negli ultimi tempi c’è qualcuno che sembra trovare piacere a distruggere sia la natura che la speranza negli uomini.

Certamente non voglio avere la presunzione nel suggerire alla attuale amministrazione del parco le modalità e le contromisure da adottare per evitare ulteriori scempi ma credo che i tempi siano maturi per effettuare un giro di boa, un radicale cambio nel concetto e nei modi
utilizzati per la tutela del territorio. I pattugliamenti dei Carabinieri possono anche essere efficaci ma abbiamo visto che l’odio che anima il piromane è più scaltro e scellerato. L’arma dei Carabinieri non può garantire un pattugliamento continuo e costante e il Parco deve adottarsi di contromisure per essere “autonomo” e
“vigile” in mancanza di uomini dediti al pattugliamento.
I comuni già da tempo fanno uso di apparati di videosorveglianza per controllare le piazze, le vie e gli incroci stradali. Noi cittadini abbiamo imparato a conviverci e abbiamo percepito la sensazione di
apparente sicurezza che una apparecchiatura del genere ci può trasmettere. Ad ogni semaforo abbiamo imparato a risconoscere le apparecchiature per il rilevamento di infrazioni e in qualche caso abbiamo fortemente protestato per la loro presunta inesattezza nelle misurazione e per quella sensazione di multa cercata ad ogni costo da
parte delle amministrazioni comunali.

Bene ora si adottino le stesse misure nel Parco. Che le strade che lo attraversano vengano videosorvegliate e che i delinquenti percepiscano anche loro la sensazione che non possono circolare impuniti nel bosco. Che ogni sosta sospetta di un autoveicolo venga filmata ed eventualmente passata al vaglio delle forze dell’ordine. I cittadini onesti e rispettosi non avranno nulla da temere e si
sentiranno anche loro più protettti, i criminali avranno un forte deterrente.

Qualcuno dirà che il metodo è troppo invasivo e collide con la nostra privacy. Io ritengo molto più grave il fatto che qualcuno continui a “stuprarci” il nostro territorio e che noi cittadini e autorità assistiamo impotenti. Il Parco è anche nostro, è una realta boschiva unica in Lombardia e tutti i cittadini non possono tollerare che
venga distrutto ettaro per ettaro da persone che non ho timore a dirlo non si meriterebbero nemmeno di essere considerati uomini.

Questa videosorveglianza sicuramente costerà qualcosa e certamente i comuni si dovranno scontrare con problemi di bilancio e la raccolta di eventuali finanziamenti da parte di sponsor privati. Ma il loro sarà un investimento a rendere e non certamente a perdere. Perchè il
territorio acquisterà valore e si potrà puntare sul turismo verde come risorsa economica. Con l’osservatorio astronomico la città di Tradate ha colto una grande occasione di crescita sia come qualità della vita, del territorio e come numero di visitatori all’interno
del Parco.
E poi chi può dirlo che non si raccolga qualche donazione privata a partire dal sottoscritto?

La mia è una proposta che è già stata adottata da alcune realtà mondiali come i grandi parchi americani di Yellowstone e Yosemite (che ho visitato e quindi non parlo per sentito dire) a seguito di atti dolosi e incendi naturali. Nella mia umiltà non voglio insegnare
nulla all’ottimo Presidente del Parco Mario Clerici ma credo che anche lui debba riconoscere che i nostri metodi di tutela debbano essere perfezionati se vogliamo far sopravvivere questo territorio e donarlo intatto come memoria storica per i nostri figli.

In tutto questo discorso ho volutamente escluso una possibile speculazione edilizia per 2 motivi : il Sindaco Candiani e lo stesso Clerici sono già intervenuti a confermare la impossibilità nel costruire in una zona così protetta. In secondo luogo perchè credo sia giunto il momento chi i cittadini si accorgano che non possono
barattare una moneta d’oro per una di bronzo, il bosco è una ecosistema delicato che poco si adegua alla corsa cementificatrice e alla costruzione di villette. Che io sappia sui mattoni non ci crescono l’erba e tantomeno le piante.
Con infinita speranza

Felice Griffi, Tradate

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