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Non si possono paragonare gli israeliani ai nazisti

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11 gennaio 2009

Caro Direttore,
ho apprezzato il tuo editoriale sul dramma che si sta vivendo in Palestina. Condivido soprattutto la valutazione su quanto “difficile sia districare la matassa delle cause, delle ragioni, dei torti” che affondano le loro radici in vicende storiche che si susseguono da moltissimi anni.
Condivido anch’io il fatto che, in questo esatto momento “chiedere di far cessare la carneficina a cui si assiste ogni giorno non significa scegliere una parte” e che si debba “dimenticare il tifo”. Tu solleciti a farlo perché, realisticamente, riconosci in molte prese di posizione di questi giorni un tifo paragonabile a quello delle curve degli stadi.
E’ tra l’altro con amarezza che devo osservare che la manifestazione “per il cessate il fuoco a Gaza” di oggi pomeriggio a Varese si è trasformata da una richiesta di pace e di salvaguardia della popolazione civile ad un subdolo tifo per una parte.
Come giustificare alcuni striscioni ostentati e tranquillamente accettati che possono essere riassunti da quello che uno di essi mostrava scritto: Istraele=nazismo; Hamas=partigiani.
Certi manifestanti non possono prenderci come beoti, sappiamo purtroppo bene cosa fu il nazismo. E’ inaccettabile paragonarlo alla popolazione israeliana così come è abominevole paragonare la fazione integralista di Hamas alle forze partigiane italiane. Un’evidente travisamento della realtà, chiara ed ingiustificabile menzogna ancor peggiore della stessa violenza subita perché foriera di violenze maggiori.
Meglio che certa gente venga controllata e ricondotta al rispetto delle regole civili prima che produca danni alla nostra società. Spero, anzi, sono certo che le forze di Polizia si siano attrezzate in tal senso.
E’ possibile altresì che il supporto logistico alla manifestazione dato dalle ormai sparute forze di sinistra locali possa aver indotto all’estremizzazione degli slogan replicando la tragica sorte che il popolo palestinese subisce da decenni ossia la strumentalizzazione da parte dei suoi nemici ma anche da parte di quelli che si professano suoi amici.
E’ chiarificante l’intervento, chehai pubblicato, della giornalista Chiara Conti, che ha avuto modo di vivere per qualche tempo in Palestina.
Di fronte al fatto che, come dice Chiara Conti, “violenza porta altra violenza” si può ripartire a costruire dalla disponibilità di quella base popolare che pur avendo religioni ed etnie diverse dialoga e dà vita a realtà comuni (scuole, ospedali, cooperative agricole, ecc.). Anche ciò che il consigliere Flavio Ibba ci ha raccontato nei giorni scorsi va in tal direzione
E’ ormai infatti evidente che ogni rivendicazione sul passato non troverà mai risposta adeguata e che l’unica alternativa è provare a costruire una convivenza comune sempre che non prevalgano, da una parte e dall’altra, coloro che a priori, non vogliono questo.
E’ proprio questa la motivazione di ciò che sta accadendo e non si capirebbe altrimenti perché, almeno ultimamente, in Cisgiordania si sta cercando di costruire una nuova convivenza e vi sono segnali di pace mentre a Gaza no.

Aldo Colombo (Popolo delle Libertà – Varese)

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