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Una soluzione? Chiediamola ai poliziotti motociclisti

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24 aprile 2007

Caro direttore,

Ho letto il tuo editoriale. Non posso essere d’accordo quando sostieni che il motociclista con responsabilità nel sinistro debba pagarsi le prestazioni sanitarie. Perché allora questo dovrebbe valere per tutti quelli che si tirano una martellata sul pollice o per l’automobilista che da solo si schianta contro un palo. L’assistenza sanitaria è un diritto di tutti, anche dell’incosciente che si fa male perché corre in moto.

Non so quale sia la causa di questo lungo elenco di lutti sulle strade. Ma è evidente che il numero degli incidenti è proporzionale al traffico e al numero di moto. È vero che alcuni automobilisti sono distratti e indisciplinati, è altrettanto vero che alcuni motociclisti sono imprudenti e corrono a vita persa anche nel traffico. È probabilmente un problema di densità di veicoli che fa emergere tutte le lacune nell’educazione stradale degli utenti della strada italiani.

La scorsa estate sono andato in Foresta Nera con alcuni amici Guzzisti. In Germania gli automobilisti rispettano i pedoni, i ciclisti e i motociclisti. Non lo fanno perché hanno paura delle multe, lo fanno perché hanno rispetto per gli altri e non si sentono onnipotenti a bordo delle loro macchine. La guida aggressiva da quelle parti non esiste, e i motociclisti non si sentono quotidianamente messi alla berlina. In Svizzera le auto in coda si spostano per far passare i motociclisti. In Italia succede di rado. In Italia le strade sono progettate solo per le quattro ruote, e sono piene di insidie per bici, motorini e motociclette: spartitraffico bassi, cartelli sporgenti, guardrail- tagliole, dossi non segnalati… basta farsi un giro in motorino per caipre quante trappole sono disseminate per strada. In Francia e in altri paesi europei esistono dei regolamenti per la realizzazione di strade e di segnaletica che tutelano i motociclisti e gli scooter.

In Italia invece va dimoda fare le strisce pedonali rosse senza fondo antiscivolo (come invece prevederebbe il codice della strada) che in caso di pioggia hanno un’aderenza pari a una lastra di ghiaccio. In Germania i tombini sono di ghisa come in tutto il mondo, ma hanno degli inserti di asfalto, così da non diventare scivolosi, sempre in caso di pioggia. In Italia non si è mai visto nulla di simile.

Di chi è la colpa dei morti sulle strade? Dei motociclisti incoscienti? Delle moto da 150 cavalli? Degli automobilisti distratti? Delle carenze nell’educazione stradale? Delle strade pensate solo per le automobili? Del traffico che congestiona il Varesotto?
Limitare la potenza delle moto (lo fanno in Francia, ma poi il limitatore a 100 cv previsto per legge viene facilmente rimosso), far pagare le spese mediche ai motociclisti, chiudere le strade più amate dai motociclisti, tolleranza zero nei confronti dei centauri: sono le solite soluzioni semplicistiche che colpevolizzano le moto, proposte da chi in moto non ci va.

E come sempre, invece di affrontare un problema sotto tutti i suoi aspetti, lo si affronta solo da un punto di vista: quello della maggioranza, quello degli automobilisti. Provate a chiedere agli agenti delle forze dell’ordine in motocicletta cosa ne pensano. Quello è forse il giudizio più ragionevole, perché sono tutori dell’ordine e della sicurezza stradale, ma sono anche motociclisti, per lavoro e per passione.

Lorenzo Tubiana

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