È uno sguardo nuovo sullo Stato quello che Portanova registra a Genova
Alla Festa dell’Unità il giornalista di Diario ha raccontato la sua esperienza di inviato al controvertice del G8. Tute nere: “Convergenza di interessi fra quelle della polizia e quelle del blocco nero”
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“Quello che ho visto? la convergenza di interessi fra le tute nere del blocco nero e le tute nere delle forze dell’ordine e soprattutto gente che guardava con uno sguardo diverso la Polizia”. È la conclusione di Mario Portanova, giornalista di Diario che va ad aggiungersi a quella di un padre. “È dagli anni Sessanta che manifesto, sabato ho avuto paura”. Era presente alla manifestazione con la figlia ed è sempre stato un militante, oggi di Rifondazione, abituato a scendere in piazza, abituato ai cortei e ai servizi d’ordine di altri tempi. Questa l’amarezza che lascia la serata che ha visto Mario Portanova raccontare la sua esperienza di Genova, partito per far rivivere sulle pagine di Diario il controvertice visto dai manifestanti e tornato per raccontare della scuola di via Battisti, sede del Gsf “trasformata in una tonnara”. La serata con il giornalista del settimanale diretto da Enrico Deaglio, era nel programma della Festa dell’Unità di Vergiate da settimane. Avrebbe dovuto intervistare, come già aveva fatto nel dopo elezioni, il sindaco Ilio Pansini. Il cambio di programma è stato inevitabile.
Ha descritto il suo viaggio, e per una scelta che rende originale il giornale per cui lavora, aveva deciso di partire con i manifestanti, in treno, da Milano e di dormire in Piazzale Kennedy, il campo del Genoa Social forum, di stare con i contestatori e raccontare delle storie. E di storie ne racconterà dalla Genova assediata, dove anche i giornalisti non hanno avuto trattamenti speciali. Coinvolti dalle cariche delle forze dell’ordine, colpiti dai lanci di lacrimogeni, costretti a cercare riparo nelle case dei molti genovesi solidali. È durato poco il clima di festa di Piazzale Kennedy, “da festa dell’Unità” come riferisce Portanova. Poi gli scontri del venerdì: il Blocco nero, l’assalto al carcere Marassi, le incursioni delle tute nere nella piazza tematica della Rete di Lilliput e infine la notizia del ragazzo morto. “La sera in piazzale Kennedy la tensione è alta, Casarini (il leader delle tute bianche) verrà fischiato, per non avere saputo tenere la piazza – racconta il giornalista – e il Gsf ammetterà che non c’era alcun servizio d’ordine , che non ha funzionato nulla”. “Sono molte le persone che venerdì sera scapperanno da Genova, sono defezioni giustificate”. È una catena di reazioni quella che fa di piazzale Kennedy il teatro di una guerra durata delle ore nel corso della manifestazione di sabato. Quattro sassi e qualche lacrimogeno e l’arrivo delle tute nere che scatenano la guerriglia. “Ma ci si chiede se esiste la legittima difesa contro i lacrimogeni” dice Portanova, di fronte all’esasperazione di chi, senza via di fuga, ha lanciato sassi o chi nelle ipotesi migliori ha gridato “assassini”. E infine il tragico epilogo delle incursioni nei due edifici di via Battisti, “uno la sede del Gsf e l’altro di fronte dove effettivamente le tute nere c’erano”. Ma la repressione è tale da costringere i Carabinieri a indietreggiare con gli scudi a tartaruga, senza mettere i sigilli ai cancelli della scuola, dove entrano tutti, giornalisti e fotografi, consegnando le immagini e le testimoniamze delle cronache dei giorni scorsi.
Cosa scriverà su Diario Portanova? Della sostanziale convergenza di interessi di cui si diceva in apertura. “Le tute nere delle forze dell’ordine, hanno picchiato indiscriminatamente, gli infiltrati della polizia fra i manifestanti c’erano, non si sa se per investigare o per fomentare ulteriori disordini e con quali risultati?”. Alcune scritte sui muri scomparse da tempo e soprattutto questo sguardo nuovo, di sfiducia gettato sulle forze dell’ordine, che altro non sono che la presenza dello Stato a tutela dei cittadini.
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