Il metano non arriva? I Curigliesi si “comprano” l’impianto a GPL

Dall’ultimo incontro pubblico è emersa chiara la volontà della cittadinanza: dotare l’intero paese di un impianto a GPL gestito da una cooperativa di consumo

A cinquanta minuti di macchina da Varese e almeno 20 minuti di curve da Luino c’è il paese di Curiglia con Monteviasco. Un piccolo centro del Luinese di qualche centinaio di abitanti aggrappato sulle montagne.

Ma non esistono solo soluzioni di questo tipo per sopperire all’assenza del gas. Recentemente si è infatti tenuto presso il circolo del paese un incontro pubblico dove alcuni tecnici della "Società Cooperativa Valli Prealpine" e dell’Unione provinciale di Varese della Confcooperative hanno presentato un progetto che vede l’ipotesi di posizionare a Curiglia una rete distributiva basata sul gas GPL, sulla falsariga dell’esperienza già maturata a Boarezzo – frazione di Valganna – dove da un anno a questa parte con questo sistema si è coperto il 95% del fabbisogno locale, vale a dire l’impiego del GPL "centralizzato" per una cinquantina di famiglie. Secondo il progetto, infatti, le singole famiglie farebbero parte di una cooperativa di consumo fra utenti che acquisterebbe grandi quantità di GPL – si parla di due cisterne di 5.000 litri di GPL ciascuna, entrambe interrate – a prezzi assolutamente ridotti rispetto all’acquisto di partite inferiori; poi l’impianto, che rappresenta il costo maggiore, verrebbe diviso per il numero degli aderenti alla cooperativa. Una sorta di società, insomma, dove gli utili non esistono se non in misura dei benefici prodotti ai soci.

L’impiego della cooperativa rappresenta un importante strumento che unisce le forze dei singoli operatori – in questo caso le famiglie – per dividere i costi ma godere direttamente dei benefici che singolarmente deriverebbero da oneri troppo alti.

I tempi di realizzazione dell’impianto, una volta costituita la cooperativa di consumo, sarebbero relativamente brevi: 6-7 mesi per la realizzazione della centrale dotata di tutte le norme di sicurezza (e assolutamente più sicura dalle mini cisterne di GPL gestite dai singoli).
Poi verrebbero gli allacciamenti alle abitazioni private, ognuna con la propria caldaia. Con un sistema di distribuzione che "nebulizza" il gas – e che quindi non viaggia liquido – è possibile far raggiungere il combustibile alle abitazioni che possono impiegarlo sia per il riscaldamento che per gli usi domestici, cosa che non è praticabile con gli impianti a gasolio e molto scomodo con la legna (se non con le "cucine economiche" di un tempo).

Alla riunione erano presenti circa una cinquantina di persone che hanno accolto positivamente le proposte mosse dai tecnici – l’ingegner Valli, ideatore del consorzio di Boarezzo, e l’architetto Pedroletti – e dal presidente della Confcooperative di Varese Giromini. Anche il sindaco Rossi si è detto ampiamente interessato dal progetto che vedrebbe il comune – con tre immobili: il municipio la scuola elementare e la materna – uno dei maggiori beneficiari di questo sistema assieme alla Parrocchia, anch’essa dotata di edifici aperti al pubblico.

Qui il metano non arriva, e nemmeno sembra esistere l’idea di creare a breve un metanodotto: costi troppo alti per dotare poche famiglie del lusso di un bene che da queste parti è decisamente prezioso, anche se gli abitanti, ovviamente, utilizzano fonti alternative di riscaldamento come la legna e il gasolio. Certo i costi si sentono: il gasolio per usi abitativi aumenta sempre più e va pagato in anticipo e, – come afferma il sindaco del piccolo centro Pietro Rossi – «la legna viene sempre più spesso comprata fuori dal paese, perché qui c’è sempre meno gente disposta a lavorare nei boschi».

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Pubblicato il 30 Luglio 2001
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