Infortuni sul lavoro: si deve fermare questa scia di sangue

Dopo la sesta vittma del lavoro in provincia, è tornato a riunirsi il tavolo di tutti i soggetti deputati al controllo. Nessun impegno concreto è stato assunto, ma il direttore generale dell'Asl parla di nuovo clima

Si sente abbattuto ma non perde le speranze di ribaltare la situazione. Il direttore generale dell’Asl Giorgio Benedettini parla di clima nuovo al termine dell’ennesima riunione convocata in seguito alla sesta vittima del lavoro del nostro territorio. "Ho sentito che c’è veramente voglia di fare qualcosa di concreto" spiega Benedettini.
Questa mattina, presso la sede dell’Azienda sanitaria locale, si sono ritrovati tutti: i tecnici dell’Asl, i rappresentanti dell’Ispettorato del Lavoro, quelli dell’Inail, le organizzazioni sindacali, le associazioni imprenditoriali e artigiane.
"Questa nuova morte ci fa sentire sconfitti – commenta il direttore generale dell’Asl- Abbiamo aumentato del 50% i controlli sul territorio. Ma i risultati non sono molti."
Per Benedettini il problema è dell’intero sistema, di un mercato illegale che porta all’eccesso la competitività permettendo situazioni illegali pericolose: "La concorrenza spesso è sleale, costringe ad abbassare i costi a discapito della sicurezza. Se i ritmi di lavoro diventano infernali, se il lavoro nero dilaga, se le precauzioni si azzerano nel nome del profitto, allora ben poco si può fare. "
Occorre, quindi, riportare la situazione alla normalità: "Ispettori del lavoro, noi dell’Asl, ma anche le organizzazioni sindacali e persino i vigili di quartiere dovrebbero intensificare l’attenzione verso la realtà produttiva e segnalare senza esitazione tutto ciò che non appare nella norma."
Dal tavolo di questa mattina, che non ha sortito alcun effetto concreto, è emersa, però, distinta la volontà di agire: "Magari con l’istituzione di un albo dove inserire quelle imprese che, dopo vari controlli, siano sempre risultate in regola. A loro si dovrebbe riconoscere un punteggio che, in sede di appalti, andrebbe conteggiato. È chiaro che la proposta non può avere effetto vincolante perchè non avrà valore normativo, ma sarebbe una vittoria se passasse sul piano pratico, una regola di correttezza nei rapporti lavorativi."
Se anche tutto ciò dovesse avverarsi sul piano provinciale, ambito terrirotiale di competenza, il problema, però, rimarrebbe irrisolto per tutti quegli appalti che vedono vincitori concorrenti di altre province, sconosciuti e non controllabili a priopri.
I segnali, dunque, non sono confortanti. Ma nemmeno sei morti in sette mesi. E qualcosa si deve pur poter fare.

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Pubblicato il 27 Luglio 2001
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