Il medico sotto accusa passa l’esame dei pazienti
I pazienti tracciano l'identikit del medico di base: disponibile, scrupoloso e quasi mai superficiale
Assenteista, superficiale e scribacchino di ricette mediche: questo medico di base è una rarità. Oppure Ispra è un’isola felice. Sono quattro per un comune di cinquemila abitanti, Androni, Gioia, Lovati e Peretti. Contro di loro non si levano gli strali dei pazienti riuniti nelle sale di attesa. Rigurado alle attese queste «sono un po’ lunghe» sbotta qualche pensionato, ma tanto il tempo c’è. E poi vale la pena di attendere nel caso di quei medici "lunghi"? Sì, visite di venti o trenta minuti, ma prodighe di spiegazioni, consigli e suggerimenti. I sostituti? Giusto quando il medico va in vacanza e poi la disponibilità è massima. Arriva fino alla reperibilità per tutto il giorno. Lo testimonia il numero di cellulare affisso alla targhetta di entrata oppure nelle mani di molti pazienti. La visita domiciliare per gli anziani ogni quindici giorni e la grande attenzione. Gli utenti adorano questa qualità nel loro medico di famiglia. «Nelle visite è attento e accurato – spiega Lucia Strazzanti – già prima dell’introduzione della legge le sue spiegazioni sono state fondamentali per capire cos’erano i farmaci generici, oppure nel caso di malesseri leggeri non mancano i suggerimenti a indirizzarsi verso prodotti omeopatici».
Altro ambulatorio e altro medico. Teresa Zaffino è una giovane mamma. Il suo medico? Nulla da annotare, se non disponibilità «quando ci sono delle urgenze posso chiamarlo da casa e arriva anche dopo mezzora» e scrupolosità nella visita e nelle prescrizioni. «Sono qui per un certificato medico sportivo – dice una ragazza in un altro ambulatorio». Dal dottore si reca raramente per sua fortuna, «mi tratta come se fossi sua nipote, ma a volte è superficiale e scontato nelle diagnosi». Da qui la visita al medico di famiglia per le ricette o per i certificati. Per il resto c’è lo specialista. Ortopedici, dermatologi e affini ispirano di più, quando non esiste il rapporto di fiducia con il medico di base.
Spostandosi di qualche chilometro le situazioni non sembrano cambiare di molto. Sebbene più critici, anche i pazienti della Valcuvia non hanno da lamentare particolari disfunzioni del nostro sistema sanitario. A Orino, come ad Azzio, due piccole realtà servite dagli stessi tre medici, si accenna alla poca specializzazione tra i dottori che «sempre più spesso si limitano a prescrivere ricette, con l’implicito accordo che per le cure specialistiche sarebbe meglio recarsi da un privato» come afferma un’anziana paziente con problemi alla schiena.
Di scarsa specializzazione parla anche un’altra donna incontrata nell’ennesimo microambulatorio, frequente nei piccoli centri della Valcuvia, ma questa volta si rivolge ai sostituti; «ragazzini – afferma – che spesso non si rendono conto delle reali condizioni dei pazienti, limitandosi a prescrivere le cure del medico di base, anche se questo avviene per tempi limitati, durante le ferie». Nessun appunto sembra pervenire circa le capacità del medico – uno specialista pediatra tra i diversi dottori di Gavirate – da parte di una "paziente" per interposta persona: si tratta infatti di una madre che ha in braccio un bimbo per una visita di controllo nello studio di una pediatra che descrive come «attenta e scrupolosa».
Soddisfatti del servizio anche i diversi pazienti presenti nell’ambulatorio del comune di Barasso, che parlano di servizio efficiente e preciso da parte dei medici.
Un comun denominatore, anche in questi casi, è rappresentato dalla disponibilità che tutti i medici offrono nelle cure domiciliari, specialmente nei riguardi degli anziani.
Quando il medico non è in grado di costruire un rapporto di fiducia con il suo utente, questo aspetto può rappresentare un problema, che si riverbera anche sulle spese. Ne parla il medico di base. «Se il mio paziente non si fida di me – spiega il dottor Vincenzo Gioia – e mi scavalca rivolgendosi ad uno specialista, il caso più frequente consiste nel rivedere quel paziente con in mano una richiesta di esame diagnostico che lo specialista gli ha consigliato; quando il parere del medico di base non concorda, sono due i casi: o si arriva alla rottura con il paziente, o si convive come separati in casa e il paziente si rivolge sempre meno al suo dottore». In questi casi si parla di rapporto di fiducia compromesso. «Come in ogni professione – continua Gioia – è nell’etica di chi esercita evitare di ridursi a semplici prescrittori, non mancano certamente i casi di superficialità o scarsa professionalità, ma nel distretto in cui opero, con un bacino di utenza di quasi 50mila utenti, mi sembra proprio un fenomeno marginale». Spese farmaceutiche e spese diagnostiche: i medici di famiglia sono veramente spendaccioni? «Ogni tre mesi Regione e Asl ci inviano un compendio, sul quale possiamo confrontare le nostre spese, ed eventualmente regolarci; a quanto mi risulta noi incidiamo in maniera risibile sulla spesa farmaceutica, forse arriviamo al 10%, mentre le vere spese sono imputabili agli ospedali, alle spese indotte, tipo le dimissioni dei degenti che si presentano con una lunga lista di medicine, spesso non necessarie, che tocca a noi depennare». Il discorso della spesa indotta vale anche per la prescrizione degli esami, per i quali al contrario delle medicine non esiste un compendio sul quale è possibile confrontarsi. Disponibili e ben intenzionati a instaurare il rapporto di fiducia con il paziente, ma allora perché questi medici sono da tenere sotto controllo? Forse si vuole screditare il medico pubblico, è questa una possibile ipotesi che avanza il medico di base.
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