Alfieri osservatore alle elezioni in Bosnia: «Qui si decide anche una parte del futuro dell’Europa»
Il senatore varesino è a Sarajevo per seguire il voto del 4 ottobre. Per la prima volta identificazione biometrica e scanner delle schede. «La maggior parte della popolazione vuole entrare nell’Unione Europea»
Dai seggi della periferia di Sarajevo alle tensioni mai completamente sopite tra bosniaci, croati e serbi, fino alla sfida geopolitica che coinvolge Unione Europea, Russia e Stati Uniti. Alessandro Alfieri è in Bosnia Erzegovina come osservatore internazionale per le elezioni generali di domenica 4 ottobre, un voto che il senatore varesino legge anche attraverso una prospettiva europea.
Sono circa 3,4 milioni gli elettori chiamati alle urne per scegliere, tra gli altri, i componenti della presidenza tripartita e della Camera dei rappresentanti dello Stato, oltre ai rappresentanti delle istituzioni delle due entità che compongono il Paese, la Federazione di Bosnia ed Erzegovina e la Republika Srpska.
Alfieri, arrivato a Sarajevo giovedì, sta seguendo direttamente le operazioni nei seggi. «Sono in un piccolo comune nella periferia nord di Sarajevo per controllare la regolarità delle elezioni», racconta. La situazione, nelle prime ore, appare tranquilla: «Sta andando tutto normalmente, nonostante l’introduzione di un nuovo meccanismo che prevede l’utilizzo delle impronte digitali e la scannerizzazione delle schede. C’è un po’ di coda, ma non ci sono problemi».

Quella del 2026 è infatti la prima tornata elettorale generale bosniaca nella quale vengono utilizzati su larga scala l’identificazione biometrica degli elettori e gli scanner per le schede, insieme alla trasmissione elettronica dei risultati. Una novità introdotta con l’obiettivo di aumentare sicurezza e trasparenza e contrastare possibili irregolarità.
Ma per Alfieri la questione centrale va ben oltre il funzionamento dei seggi. «La posta in gioco è alta. Qui si discute anche del futuro dell’Europa», sottolinea il senatore.
Il complesso sistema istituzionale bosniaco è ancora quello costruito dopo gli accordi di Dayton del 1995, che misero fine alla guerra. Il Paese è articolato nella Federazione di Bosnia ed Erzegovina, a maggioranza bosniacca e con una consistente componente croata, e nella Republika Srpska, a maggioranza serba. Il voto arriva in una fase nella quale il percorso di avvicinamento all’Unione Europea continua a intrecciarsi con le divisioni interne e con l’influenza esercitata da attori internazionali.
«Non tutti vogliono aprire i negoziati, soprattutto nella parte serba», osserva Alfieri, che richiama il peso delle influenze esterne: «Ci sono quelle russe, ma anche quelle americane». È una delle questioni che il senatore ha approfondito negli incontri avuti nei giorni precedenti con candidati, rappresentanti dei media e associazioni impegnate nel controllo della trasparenza elettorale.
Al centro delle tensioni politiche resta anche Milorad Dodik, storico leader della Republika Srpska, che continua a esercitare una forte influenza sulla politica dell’entità serba pur non essendo candidato in queste elezioni. La sua vicinanza politica alla Russia e le tensioni degli ultimi anni con le istituzioni centrali bosniache sono tra gli elementi che accompagnano il voto.
Dal punto di vista di Alfieri, però, la prospettiva europea rimane decisiva: «La maggior parte della popolazione vuole entrare in Europa, la Bosnia Erzegovina vuole entrare in Europa e molte persone, soprattutto giovani, sono venute a votare con quell’obiettivo».

Nei giorni precedenti al voto il senatore varesino aveva incontrato anche i vertici della missione europea Eufor Althea e il suo comandante italiano, il generale Maurizio Fronda. La missione di Alfieri è stata inoltre l’occasione per tornare nei luoghi simbolo dell’assedio di Sarajevo.
Sul ponte Vrbanja ha deposto una corona di fiori in memoria di Suada Dilberović e Olga Sučić, tra le prime vittime dell’assedio della città, e ha ricordato Gabriele Moreno Locatelli, il pacifista italiano ucciso nel 1993 mentre partecipava a un’iniziativa di pace.
Un gesto che Alfieri ha riassunto nelle parole con cui ha raccontato la vigilia delle elezioni: «Perché tutto ciò non si ripeta». E con una prospettiva politica precisa, affidata alla speranza che la Bosnia Erzegovina possa entrare nella «grande famiglia dell’Unione Europea».
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Mi ero illuso che ci sbolognasse Renzi.