Senza gli obiettori volontariato in crisi

Presentato all'Università lo studio di Cesvov e Provincia sul "terzo settore"

Il grande boom degli anni ’80 e ’90 è alle spalle, il mondo del volontariato guarda con una certa preoccupazione al futuro: crisi delle vocazioni, aumento della domanda di assistenza e accanto a ciò un fatto storico che rischia di mettere in crisi molte associazioni, il venir meno degli obiettori di coscienza quando, fra tre anni, verrà abolito il servizio obbligatorio di leva. Tali riflessioni sono emerse questa mattina nell’aula magna dell’università di Varese durante la presentazione della ricerca sul "pianeta volontariato" in provincia di Varese. La ricerca, condotta dal Cesvov in collaborazione con l’assessorato provinciale ai servizi sociali, ha comunque tracciato un panorama di grande ricchezza: i gruppi che operano nel Varesotto sono circa 1500, la metà dei quali ha risposto compiutamente al questionario inviato loro dagli autori dello studio. Quanto basta per tracciare un identikit attendibile del "terzo settore": la distribuzione geografica dei gruppi di volontari è piuttosto omogenea, con concentrazioni superiori nei grandi centri ma con qualche sottolineatura di rilievo. Ad esempio la zona di Tradate possiede una concentrazioni di attività in campo sociale, culturale, del tempo libero, superiore al resto della provincia mentre nei comuni minori, specie nell’Alto Varesotto, spesso sono le associazioni di volontariato a garantire un minimo di vita sociale e in ultima analisi a scongiurare spopolamento e abbandono. Fin qui le note positive. Ma la "domanda" di servizi da parte della società trova risposta nel volontariato? «Per il momento tutto sommato sì – spiega Maurizio Ampollini, responsabile del Cesvov – anche perchè a partire dagli anni ’80 il numero delle persone che si sono dedicate a questo genere di attività è cresciuto come mai prima. Oggi assistiamo, se non a un regresso delle vocazioni, almeno a una saturazione. Anche perchè per anni il grande serbatoio dei volontari è stato costituito dai cinquantenni che andavano in pensione». Ma a destare preoccupazione è un altro aspetto della questione. «Entro tre anni – dice Ampollini – le associazioni non potranno più contare sugli obiettori di coscienza, un patrimonio enorme: chi prenderà il loro posto? L’unica soluzione è che molte associazioni imparino a dialogare tra loro, si mettano come si suol dire "in rete" in modo da sfruttare al meglio le risorse. E’ già accaduto con successo, ad esempio, con tutti i gruppi di pronto soccorso radunati sotto il "cappello" del 118». Ma ci sono settori che già oggi soffrono di mancanza di volontari? «Quasi nessuno si dedica al settore dell’assistenza ai nomadi – spiega Hans Orlini, assessore provinciale ai servizi sociali – mentre è il settore degli anziani a soffrire maggiormente: penso ad esempio a tutte le problematiche legate all’Alzheimer, dove il malato ha bisogno di assistenza continua. Lì ci sarà sempre più da fare».     

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Pubblicato il 23 Marzo 2002
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