Lago di Varese, caccia e sport d’acqua: le regole per la convivenza da domenica
Alla vigilia della nuova stagione, parla Rino Ferrario, presidente dell’ATC2 Varese: la convivenza con SUP e imbarcazioni sul lago, la mappa degli appostamenti, il crollo degli iscritti e la sfida della tutela ambientale
Domenica 20 settembre si aprirà ufficialmente la nuova stagione venatoria e, come ogni anno, il territorio del Varesotto, i boschi e i nostri specchi d’acqua, torneranno a popolarsi di cacciatori oltre che di persone che si godono le passeggiate mattutine, con qualche fisiologico interrogativo di convivenza. Tra chi pratica sport in acqua con kayak o SUP, chi vive le rive per passeggiate e chi si apposta all’alba, la gestione degli spazi richiede equilibrio, regole chiare e rispetto reciproco.
Rino Ferrario, presidente dell’Ambito Territoriale di Caccia ATC2, la struttura che coordina la fascia di territorio compresa tra Laveno, Varese e Saronno, spiega come funzionerà l’attività in questa prima fase e traccia un bilancio su numeri e prospettive del settore.
Presidente Ferrario, il 20 settembre si apre la caccia. Per chi frequenta il Lago di Varese in barca, in canoa o sulla tavola da SUP, come funziona la convivenza vicino agli appostamenti?
«Guardi, la regola direbbe che se ci sono le anatre in acqua, si dovrebbe stare a circa 200 metri di distanza. Però bisogna tener conto di come si svolge concretamente questa attività. È una caccia prettamente mattutina: intorno alle 10:00 o 10:30 la gran parte dei cacciatori va via, da mezzogiorno in poi sul Lago di Varese gli appostamenti sono tutti vuoti. Se uno passa un po’ largo dalle anatre non c’è alcun problema, l’importante è il buon senso e non attraversare in mezzo al gioco dei richiami spaventando gli animali o piazzarsi in zona apposta per disturbare».
Ci sono rischi per chi fa sport o si sposta sull’acqua nelle prime ore del mattino?
«Assolutamente no. Io di notte o a luci basse riconosco un maschio da una femmina di anatra, figuriamoci se non distinguo una persona su una tavola da SUP. Non è mai successo nulla. Anzi: quando vedo qualcuno che passa al largo dalle cannette verso il mio appostamento alla foce della Palude Brabbia sono perfino contento, perché se c’è qualche anatra nascosta tra le canne si alza in volo. L’importante è che si passi con rispetto senza fermarsi al centro della scena».
Quali sono i numeri e la presenza degli appostamenti e dei cacciatori nella nostra provincia?
«Sull’intero Lago di Varese parliamo di numeri estremamente ridotti rispetto al passato. In acqua ci sono nove appostamenti in totale: l’unico staccato da riva è quello a Bodio, mentre gli altri, verso Capolago e nell’altro senso, sono tutti nei pressi dei canneti. Complessivamente sul Lago di Varese ci sono sette appostamenti attivi, uno sul Lago di Monate, tre su quello di Comabbio e quattro o cinque sulla sponda varesina del Lago Maggiore a Lisanza. Nell’ATC2 che presiedo contiamo circa 1.100 cacciatori, a cui si aggiungono i circa 900 della zona nord da Varese a Luino, per un totale di circa 2.000 cacciatori nell’intera provincia».
Come si svolgono le giornate di caccia durante la settimana e quali sono le specie interessate?
«Il martedì e il venerdì vige il silenzio venatorio assoluto su tutto il territorio. Negli altri giorni si può cacciare dall’alba al tramonto. Sul lago si insidiano quasi esclusivamente gli anatidi: germani reali, alzavole, canapiglie. Dalla terza domenica di settembre al primo ottobre si caccia essenzialmente il germano, poi da ottobre si aprono le altre specie. Oggi la fauna è diventata prevalentemente stanziale: il germano nidifica qui, mentre il vero passo migratorio è molto ridotto rispetto a un tempo, complici anche le trasformazioni ambientali, le risaie allagate in Piemonte e le rotte aeree di Malpensa».
Lei esprime una visione molto attenta alla tutela della fauna e alla cura dell’ecosistema. Come sta cambiando la figura del cacciatore nel nostro territorio?
«La categoria sta vivendo un forte calo demografico. Ogni anno nel mio ambito perdiamo circa cento cacciatori e l’età media ha ormai raggiunto i 75 anni. Dal 2007 a oggi la Regione Lombardia ha perso quasi il 48% degli appassionati. Le vecchie generazioni avevano una mentalità diversa, legata al prelievo continuo. Io preferisco un approccio gestionale ed ecologico: lo scorso anno ho fermato la caccia alla lepre in anticipo il 20 ottobre perché ce n’erano poche a causa della siccità, e anche quest’anno la chiuderò il 15 ottobre. I giovani cacciatori, anche se sono in numero ridotto, capiscono l’importanza della selezione e della cura del territorio, investendo in semine a perdere e ripopolamenti mirati. La caccia del futuro deve essere gestione consapevole, non prelievo sconsiderato».
Tra trasformazioni ambientali, calo demografico degli iscritti e nuove esigenze di fruizione degli spazi naturali, l’inizio della nuova stagione conferma come la tutela del territorio e il rispetto delle regole rimangano le uniche garanzie per un equilibrio duraturo tra tutti coloro che vivono e frequentano il nostro territorio.
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Articolo apologetico di una “passione” che dalla stragrande maggioranza delle persone – come dimostra il calo devastante di questi “appassionati” – è percepita come un orrore anacronistico. Smettiamola una volta per tutte, per favore, di definirli amanti della fauna: questi signori si svegliano al mattino per uccidere per divertimento animali innocenti. Si tratta di una barbarie che, giustamente, si sta estinguendo