Centro Campus, via alla trasformazione: “Varese sempre più all’avanguardia nel basket europeo”
Luis Scola con Toto ed Edo Bulgheroni lanciano la ristrutturazione degli spazi di via Pirandello: "I campioni di primo livello vogliono spazi di primo livello. Sarà la miglior facility d'Italia e tra le più importanti d'Euorpa"
Sono passati 33 anni dall’inaugurazione del Centro Campus di via Pirandello. Allora arrivarono dalla NBA i Phoenix Suns di Charles Barkley a tagliare il nastro di una struttura che – in quel tempo – aveva pochi eguali in Italia. Oggi il Campus si prepara a cambiare volto mantenendo però quell’aura di avanguardia, rilanciato dall’accordo tra la famiglia Bulgheroni e gli investitori di Pallacanestro Varese guidati da Luis Scola.
E proprio il quartetto formato dal General, dal suo braccio operativo Federico Bellotto, da Toto ed Edo Bulgheroni ha illustrato i lavori iniziati qualche settimana fa e programmati entro la fine di ottobre del 2027. Interventi tesi a far divenire il Campus il “training center più avanzato d’Italia” secondo una definizione ripetuta un po’ da tutti i protagonisti. Il progetto è quello che VareseNews aveva anticipato in QUESTO ARTICOLO del giugno scorso ma è bene, benissimo, fare un piccolo riassunto.
I lavori riguardano sia il piano terra, quello dove si entra, sia il piano -1. Al piano terra saranno ricavati gli uffici di Pallacanestro Varese che occuperanno l’area attualmente adibita a bar-ristorante mentre nell’ex palestra Olympus troverà posto il negozio ufficiale della società. L’attuale tribunetta del Campo 2 (il “nido” della Serie A) diventerà una sorta di sky-box sul parquet con uffici dirigenziali. Il nuovo bar-ristorante invece sarà posizionato in una struttura all’esterno.
Al -1 invece saranno sviluppato 1.500 metri quadrati di attività commerciali oltre a un avanzatissimo “sport sciences center”, struttura che sarà dedicata al recupero dagli infortuni e alla preparazione fisica e messa a disposizione sia alla prima squadra, sia alle giovanili ma probabilmente anche a clienti esterni («Non è ancora tutto definito – spiega Scola – ma abbiamo già avuto colloqui con alcuni partner interessati»). Inoltre saranno rifatti gli spogliatoi con una logica: verranno occupati dai giocatori in “ordine di categoria” crescente, man mano che ci si avvicinerà a quello della prima squadra. Una metafora della crescita e del sogno che ogni giovane giocatore può vivere.

VISIONE E STORIA
Il lato più rilevante, però, non è quello prettamente architettonico ma è il significato dato a queste evoluzioni. Nell’ottica di Scola il Campus diventa sempre più un asset strategico: un luogo avanzatissimo che da un lato è attrattivo per i campioni (da mettere in campo alla domenica) e per i talenti del futuro che possono scegliere Varese per crescere nella loro carriera. Dall’altro una fonte di ricavi a livello prettamente commerciale (negozi propri, affitti, science center…) in modo da coprire i costi dell’investimento e generare nel tempo ulteriori entrate per sostenere l’attività del club.
«Arrivare ai livelli delle facilities NBA è impossibile anche per ragioni di costi, visto che per quelle servono 150 milioni di dollari – spiegano Scola e Bellotto – ma questo è un aspetto in cui l’Europa ha ancora molta strada da percorrere e noi vogliamo essere tra i primi a spingere su questo piano. Oggi un giocatore di alto livello chiede strutture di alto livello non solo per l’allenamento in sé ma anche per la fisioterapia, il recupero, il cibo, il riposo. Qui potremo darlo e aggiungere spazi migliori anche per tutti quelli che lavorano nelle diverse aree della Pallacanestro Varese».
E poi c’è l’aspetto più locale, storico e affascinante. Quello rappresentato dalla famiglia Bulgheroni. Il Campus – ha spiegato Toto – è di proprietà dei tre fratelli Edoardo, Gianantonio e Anna «che hanno capito cosa significa il Campus per me e per tutti, una casa della comunità. Il Campus non è solo dei grandi atleti, di Andrea Meneghin o di Chicca Macchi, ma delle famiglie, dei giovani, di coloro che qui hanno preso o lasciato qualcosa. Grazie alle istituzioni (erano presenti il sindaco Galimberti e l’assessore Malerba) e grazie a Luis Scola a cui ho dato una cosa che non si può comprare: la mia credibilità che ho costruito in tanti anni di relazioni, attività, conoscenze». Una investitura in piena regola.
Infine Edo: la presenza del presidente dell’ultimo scudetto è ulteriore garanzia di continuità e di serietà: «Tradisco un po’ di emozione nel vedere queste immagini che anticipano un progetto eccezionale. Io qui rappresento la terza generazione della mia famiglia ma anche la quarta, quella dei miei figli e nipoti in un filo che prosegue la tradizione con la Pallacanestro Varese. Grazie a Luis che mi ha fatto vedere questa proposta per poter creare la più bella e innovativa training facility d’Italia. Un filo che lega l’inaugurazione del Campus del 1993, quando venne qui una squadra NBA con il progetto odierno di NBA Europe. La spinta ad adattare questo luogo agli standard mondiali di riferimento».
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Il Campus fu costruito con i soldi della cessione di Stefano Rusconi. Sarebbe interessante sapere perchè non appartiene alla Pallacanestro Varese, allora proprietaria del cartellino del giocatore, ma ai tre fratelli Bulgheroni.