«Tutti gli occhi erano puntati su di noi»

Mirella Baratelli è stata, insieme a Maria Rosa Madera, la prima assessore nel comune di Varese. Nella giunta Fassa si occupò di problemi educativi

Era il 1992, un anno difficile per l’intera politica italiana, con l’esplodere di "mani pulite". Il sindaco Raimondo Fassa vinse le elezioni e compose una squadra formata da politici e tecnici. Ad occuparsi di problemi educativi venne scelta una esperta: per la prima volta nella storia democratica dell’amministrazione varesina entra una donna: Mirella Baratelli
Come reagì a quella chiamata?
«Ero alla mia prima esperienza da amministratrice, per giunta in una città che non era la mia. In quel momento di grandi cambiamenti gli occhi di tutti erano rivolti a noi. C’erano molte aspettative: ci si attendeva il cambiamento. La mia prima sensazione fu di inadeguatezza. Certo, il ruolo era perfetto per me, mi piaceva, era il mio campo. Inoltre, in qualità di tecnica, non dovevo partecipare a riunioni politiche. Era sicuramente una sfida allettante, ma ero un po’ timorosa.»

Vinto l’impatto iniziale, com’è andata?
«È stata un’esperienza fantastica, perchè ho avuto la possibilità di fare. Anche l’ambiente, composto soprattutto da figure maschili, non è stato un problema. Forse io, a differenza dei colleghi, ero molto pratica, i miei discorsi erano brevi ed essenziali. Ma per il resto non ho sentito concorrenza sleale. Dirò di più. Paradossalmente, io ho avuto corsie preferenziali: il mio era un assessorato molto problematico, ma molto concreto»

C’è stata qualche iniziativa che ricorda ancora con favore?
«Tutte le esperienze sono state per me importanti e soddisfacenti. È chiaro che il lavoro nelle scuole materne sia stato esaltante con la nascita dell’asilo a Calcinate: le finanze erano poche e i tempi strettissimi, ma ce la facemmo. Il nostro modo di operare era sempre "al limite". Facevamo parte di una giunta che era sempre sul punto di cadere. Poi abbiamo retto sino alla fine, ma avevamo perennemente il fiato sul collo. Ogni iniziativa, quindi, doveva essere risolta con la massima tempestività. 
Importantissimo fu anche l’invito a partecipare al Forum nazionale degli assessorati alla pubblica istruzione: un’occasione di confronto unico, perchè la diversità dei modelli, dei problemi e degli approcci arricchì tutti i presenti. Noi eravamo il comune più piccolo. Rilevante fu anche il progetto con Maria Rosa Madera
(assessore alle politiche sociali) di far nascere un assessorato dei bambini. Un progetto molto corposo che la scadenza del mandato non ci permise di portare a compimento. Ancora oggi, però, Varese rientra nel novero delle città educative»

Soddisfazioni, quindi, ma anche qualche amarezza?
«Non per l’attività che ho svolto. Piuttosto è stata per la deriva politica. Come ho detto: il momento era particolare e c’era molta aspettativa. Si chiedeva trasparenza e correttezza: e noi ci sforzammo di non deludere chi voleva onestà. Ma quella stagione finì e noi non ci ripresentammo. Credo che la nostra sia stata la giunta più sobria. Eravamo animati da uno spirito si "servizio". Ma i tempi cambiarono e i giochi tornarono ad essere quelli di una volta.»

La presenza femminile in un’amministrazione è determinante?
«Direi proprio di sì. La donna riesce ad attenuare i conflitti: non vorrei generalizzare, ma la sua ironia riesce a sgretolare muri altrimenti insormontabili. La sua sensibilità, inoltre, le permette di cogliere sfumature che gli uomini non vedono. C’è un’attenzione al fare, un senso pratico prezioso in un assessorato. Certo, l’ambiente politico, ma anche quello sindacale, è ancora molto maschilista: il gioco ha regole dettate dall’uomo e la donna o le accetta o ne sta fuori. »

Rifarebbe le stesse scelte?
«Ho dato veramente tanto. Ero sempre impegnatissima. Ma quell’esperienza la rifarei: è stata bellissima. Badi bene, quell’esperienza: perchè quello era il nostro momento. Oggi, non saprei»

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Pubblicato il 06 Marzo 2002
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