Imprenditori tagliavano droga in azienda: tre in manette
Blitz della Guardia di Finanza di Varese in un laboratorio a "conduzione familiare": sequestrati 357 grammi di cocaina
Due fratelli, un’azienda e una seconda attività: tagliare cocaina.
Sono finiti in manette tre persone durante un blitz della Guardia di Finanza di Varese compiuto dopo una lunga e intensa attività investigativa. L’impresa, non solo quella "ufficiale" era davvero a conduzione familiare: nella ditta, insieme ai due fratelli lavorava infatti anche la moglie di uno dei due, madre di tre figli di cui uno ancora in tenera età.
Tutto è cominciato nel luglio di quest’anno quando, nel corso di un posto di blocco, i finanzieri avevano fermato un’auto e a bordo erano stati ritrovati 11 grammi di cocaina. I due sull’auto erano finiti in carcere; si trattava di M.M., 38 anni, di Laveno Mombello e di C.F.D., 34 anni, di Rancio Valcuvia.
Ed è stato proprio il lavenese a portare la Guardia di Finanza sulla strada giusta per scoprire il traffico di cocaina: l’uomo ottenuti gli arresti domiciliari ha ripreso l’attività, organizzata questa volta nella forma di una vera e propria impresa.
Ad aiutarlo c’erano la moglie, P.P. di 34 anni, e il fratello, M.F. 47 anni, che aveva il compito di piazzare sul mercato lo stupefacente.
Le Fiamme Gialle hanno fatto irruzione nel locali della ditta di M.M. a Besozzo, azienda specializzata nell’installazione di impianti tecnici. I finanzieri sono arrivati proprio durante una delle fasi preparatorie della cocaina sorprendendo il titolare in compagnia di altre tre persone, tutte residenti in provincia di Varese, intente a dosare lo stupefacente.
La perquisizione dei locali, estesa alle abitazioni e alle autovetture dei quattro, si è conclusa con il sequestro di 357 grammi di cocaina, 12,3 di marijuana e 200 milligrammi di lidocaina cloridrato, per un valore complessivo di 40 mila euro.
Sono stati sequestrati inoltre un’autovettura, un bilancino di precisione, 442 bustine, un cilindro metallico a pistoncino per la compressione delle confezioni di stupefacenti, una ricetrasmittente e cinque cellulari.
Le tre persone sono state denunciate a piede libero per favoreggiamento in quanto sono risultate intestatarie di schede Sim utilizzate anonimamente dagli spacciatori per il traffico di cocaina.
I due fratelli, M.M. e M.F., sono finiti in manette e sono ora rinchiusi ai Miogni. La moglie invece, che deve accudire i tre figli, su disposizione del magistrato inquirente della procura della Repubblica di Varese, il sostituto procuratore Anna Giorgetti, coordinatrice delle indagini, si è vista tramutare la misura restrittiva in arresti domiciliari.
Un’altra persona, R.L. di 27 anni, residente a Cocquio Trevisago, è stata infine denunciata a piede libero per detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
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