Scuola a 5 anni. Ma chi l’ha pensata?
L'intervento sull'abbassamento dell'età di accesso alla prima elementare
La Riforma della scuola sta attraversando il suo iter legislativo, con l’introduzione di alcune sostanziali modifiche dell’assetto attuale, già ampiamente riformato da pochi anni.
Su ognuna di esse sarebbe interessante esprimere un parere.
Vorrei qui concentrarmi sull’abbassamento dell’età di inizio della 1^ elementare, dai tradizionali 6 anni ai bambini di 5 anni e mezzo, comunque quelli nati entro il 30 aprile dell’anno scolastico di riferimento( così dichiara la bozza dei punti chiave del progetto di Riforma Moratti).
Mi chiedo innanzi tutto il perchè di siffatta modifica, l’utilità e il senso; ma soprattutto se essa costituisca un beneficio per i bambini , le cui famiglie decidano di iscriverli anticipatamente, essendo ciò facoltativo.
Perchè?
Per non perdere tempo , o per guadagnare tempo, precocizzando gli apprendimenti fondamentali del leggere e dello scrivere.
Si sostiene, piuttosto approssimativamente , ma anche secondo luoghi comuni, che i bambini di oggi siano più svegli e quindi più pronti a recepire gli stimoli, essendone già "invasi".
Secondo la psicopedagogia del grandissimo Jean Piaget, ancora attualissimo, in quanto ,sul cognitivo, nulla di meglio appare all’orizzonte; la maturazione delle strutture cerebrali e percettive ha stadi precisi e geneticamente determinati, cioè le capacità di ascolto,di attenzione e di concentrazione iniziano ad operare in modo sufficientemente adeguto tra i 6 e i 7anni.( le scuole Steineriane , quelle dello stato svedese iniziano a 7anni).
E ciò grazie a complessi processi legati al funzionamento del cervello, che non giunge a ciò prima, solo perchè iper stimolato, anzi, potrebbe giungervi molto più confuso e disorientato.
Anche secondo studi USA recenti, D. Elkind sostiene che in un’istruzione precoce vi siano più rischi e danni che vantaggi.
Imparare prima sarebbe la conferma di una logica competitiva, dove vince chi è più, più, più….
Incalzare i bambini farebbe quindi parte di una logica generale di sistema , in cui anche le istituzioni scolastiche farebbero la loro parte, estendendo verso il basso il curriculum e proponendo programmi di istruzione sperimentale.
Evviva la permanenza sino a 6 anni nelle ottime scuole materne, in cui vige, si spera, il gioco, la motricità, la socializzazione la manipolazione e..il divertimento, tutti modi sacrosanti e naturali per imparare diventando bimbi maturi ma non superbimbi.
Lella Ponti psicologa – docente
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