Noi stranieri di successo, sempre di più
Da immigrati a cittadini integrati nel territorio. Storie di alcuni dei 1.500 stranieri che vivono in città
Sono in mille e cinquecento e sono gli stranieri regolarmente residenti a Saronno. La città del basso varesotto, al confine con l’alto milanese, ha così un 4 per cento di popolazione proveniente da altri pesi del mondo, per lo più da Marocco e dai pesi dell’est Europa, ma anche dall’Egitto, dall’Angola, dalla Tunisia.
Una popolazione in crescita che un luogo comune vuole sempre in giro a non far nulla. Ma non è così, la maggior parte di loro cerca di integrarsi, chiede aiuto, e lo ottiene spesso, dall’ufficio dei Servizi sociali del Comune.
Ormai sono in tanti a vivere a Saronno da diversi anni, alcuni l’hanno scelta come casa, altri hanno già messo su famiglia, oltre a un’attività e una carriera.
Per tutti un fattore comune: i sacrifici. Come Antonio Makavala, originario dell’Angola, architetto d’interni in patria e oggi operaio di una vetreria saronnese, fuggito per la guerra civile. Oppure come il giovane egiziano Mansur Ildisuchi che da anni gestisce una propria azienda di trasporto carni con due camion e due dipendenti, e che sogna di avere un macello tutto suo. O anche un altra famiglia cinese che, oltre a gestire i due ristoranti cinesi di Saronno, ne è appena aperto uno nel milanese.
Sono solo alcuni esempi di stranieri che si sono creati le possibilità, non per cambiare vita, ma per costruirsene una nuova. Con le proprie mani.
Laureato in Angola, Antonio Mavakala, è fuggito per la guerra civile. Vive in Italia da quasi vent’anni ma gli è appena stata rifiutata la cittadinanza
«Da architetto a operaio per mantenere la famiglia»
L’egiziano Mansur Ildisuchi ha un’azienda di trasporto carni che serve una vasta zona, da Milano a Torino. Ha aperto da poco una piccola macelleria
«Il commercio di carni ce l’ho nel sangue»
Jango Zang fa parte della famiglia che possiede i due ristoranti della città. Il padre in Cina faceva il direttore di banca
«Abbiamo appena aperto un altro ristorante»
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Loro ne fanno già parte
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