I lavoratori Cargo: «No ai trasferimenti. Scioperiamo»
Anche all'azienda luinese molti lavoratori saranno costretti a licenziarsi
Prima la Norfolk e ora la Cargo, non c’è pace per i lavoratori dello snodo intermodale di Luino. Sono tutti rinchiusi in una stanza tre metri per quattro i lavoratori di Cargo Italia della stazione internazionale di Luino, arrabbiati e stanchi. C’è chi ha fatto la notte e di andare a casa non ne vuole sapere. Tutti aspettano l’arrivo del capo del personale della società Scilipoti che arriva, puntuale, alle 10. Le notizie non sono buone perché la Cargo, a Luino e a Gallarate, non esisterà più dal 13 dicembre. A prendere il suo posto sarà Strade Ferrate Mediterranee, una società privata “low cost” formata da ex-ferrovieri che ha vinto la gara di appalto privato della Hupac per la formazione dei suoi treni.
La nuova società prenderà il posto di Cargo con il suo personale e con i suoi mezzi. Per i cinquanta lavoratori le prospettive sono due: trasferirsi a non meno di cento chilometri di distanza o licenziarsi. Sbigottimento e frustrazione la fanno da padroni perché 45 su 50 hanno famiglia e casa comprata con il mutuo, lavorano a Luino da decenni e, in meno di un mese, sarebbero costretti a lasciare tutto per ricominciare a Brescia o a Cremona. Nessuno ci sta tranne quei cinque pronti a trasferirsi perché single. Liliana Agnelli lavora alla Cargo da tredici anni ed è tra le più govani
Chi ha cinquant’anni e si licenzia non troverà facilmente lavoro nel mercato dell’occupazione, ricorda Aldo Palluotto della Uil, e spostarsi lontano significherebbe mettere a repentaglio le sicurezze lentamente costruite nell’arco di una vita passata a lavorare su turni giorno e notte. Il direttore del personale ascolta gli sfoghi con partecipata rassegnazione e cerca di proporre soluzioni che vengono regolarmente respinte dai lavoratori. Intanto, all’orizzonte, si profila la linea dura e tanti di loro parlano di occupare i binari e fermare il traffico merci e passeggeri. Molti sono d’accordo altri vogliono aspettare ma lo scipero si farà, assicurano tutti, perché la rabbia è tanta così come la preoccupazione di veder sfumare una dignitosa pensione che stava dietro l’angolo, per i più anziani, o un futuro di sicurezza lavorativa per i più giovani. L’unica certezza sono le sei lettere di licenziamento che i lavoratori della ditta Gorla, che si occupava delle pulizie, hanno tra le mani. Per questi ultimi il riposizionamento, come lo chiamano alla Cargo, non è nemmeno previsto.
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