Moschea, il Tar rigetta il ricorso degli islamici
Mucci: "Basta con le preghiere in strada, cerchino una via legale per trovare un luogo di culto". Ad un giorno dall’inizio del Ramadan, la comunità gallaratese si trova priva di un posto dove pregare
Un’altra mazzata sulla comunità islamica di Gallarate: il Tar della Lombardia ha infatti rigettato il ricorso contro la chiusura dello stabile di via Peschiera. Ad un giorno dall’inizio del Ramadan, la comunità gallaratese si trova priva di un posto dove pregare nel periodo più sacro per la religione musulmana: «In un momento come questo – spiega Samir Baroudi, portavoce della comunità islamica varesina e da sempre vicino alle sorti dei “fratelli” gallaratesi – proviamo amarezza e delusione, speravamo si superassero le chiusure e i problemi grazie all’intervento della legge, ma ci ritroviamo al punto di prima. Domani comincia il Ramadan ed è anche San Francesco: una coincidenza, senza dubbio, ma che deve far riflettere. Chiederemo l’intervento di Giovanni Battistelli, custode della Terra Santa, perché il nostro diritto alla preghiera sia rispettato. Ci rivolgiamo alla comunità, visto che sul fronte delle istituzioni troviamo solo porte chiuse, astio e pregiudizi. Noi cerchiamo il dialogo, abbiamo fatto passi avanti importanti, mentre il sindaco e la sua giunta non ci ascoltano, facendo una politica medievale. È un gioco vergognoso: noi non ci stiamo, diciamo no agli atti di forza, daremo per primi l’esempio del perdono e del rispetto».
Le alternative sono poche, la preghiera in strada non è più possibile vista la stagione fredda e carica di pioggia che è cominciata da pochi giorni. Lo stabile di via Varese poi, regolarmente acquistato dalla comunità islamica nel marzo scorso, non è per l’amministrazione un’ipotesi credibile, almeno stando alle dichiarazioni che il sindaco Nicola Mucci ha sempre ripetuto. Nel corso dell’estate sarebbero comunque cominciati i lavori di ristrutturazione nel capannone, soluzione che la comunità islamica non ha intenzione di abbandonare: «Non andremo contro la legge – continua Baroudi -, ma chiediamo anche all’Unione europea di intervenire per garantire un diritto sacrosanto. Decideremo insieme cosa fare, una soluzione va trovata, ed il sindaco dovrebbe darsi da fare per questo».
Nicola Mucci dal canto suo resta fermo sulla posizione intransigente, forte anche del responso del Tar: «Il tribunale regionale ha dato ragione all’amministrazione, confermando la bontà dei nostri provvedimenti. La situazione è limpida, soprattutto dal punto di vista legale, anche perché sono state rigettate le eccezioni sollevate dalla comunità islamica. C’è la necessità di trovare una soluzione alternativa, che come ho già detto più volte non può essere quella di via Varese a Caiello: si ripeterebbe la stessa situazione che ha portato alla chiusura di via Peschiera. Le aree a Gallarate e nei comuni limitrofi ci sono, si affidino ad un tecnico e troveranno la soluzione». Il sindaco di Gallarate va oltre, e annuncia di «aver dato mandato al comandante della Polizia Locale perché siano impedite una volta per tutte le preghiere in strada. Fino ad ora abbiamo usato il buon senso e non siamo intervenuti, da oggi in poi non devono più ripetersi quelle situazioni».
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