C’è posta per me. Storia di amicizia e cartoline
Il pittore spedisce cartoline dipinte a mano dalla Sicilia. Il critico le raccoglie in un libro
Due amici, uno artista e siciliano, l’altro storico appassionato d’arte e padano. Giovanni La Rosa e Ginetto Piatti si conoscono da molti anni. Un rapporto scandito negli anni da missive e cartoline particolari. Ogni volta che il pittore La Rosa ritorna nella sua amata Caccamo, in provincia di Palermo, spedisce all’amico Piatti una cartolina dipinta a mano. Tratti sicuri e veloci (china e acquerello), che ritraggono paesaggi siciliani, castelli, monumenti barocchi, personaggi storici famosi (Antonello da Messina) e soprattutto piatti siciliani. Un’ironia artistica che è omaggio all’amico di Barasso che porta un cognome «che potrebbe rappresentare tutte le ceramiche italiane».
Ginetto Piatti ha deciso di raccogliere in un libro tutte le cartoline inviategli nell’arco di vent’anni dall’amico artista. Una pubblicazione a sorpresa dal titolo "C’è posta per me" (Arte Stampa).
«Questo libricino – scrive Piatti – è il doppio omaggio all’amico e all’artista. Nel primo caso c’è l’uomo La Rosa, che nel corso degli ultimi anni mai si dimentica del suo simile spesso a lungo rinchiuso nell’eremo prealpino di Barasso. Una cartolina con il suo saluto rapresenta per il recluso l’apertura verso il mondo; più lettere e più cartoline le lenzuola annodate per la fuga, magari solo con la fantasia, ma sempre in fuga. Nel secondo caso c’è il mio desiderio, quasi una voglia insistente e continua, di documentare agli amici un modus dipingendi di La Rosa diverso dal suo schema ufficiale».
Una tradizione, quella delle cartoline dipinte a mano, che La Rosa interrompe nell’estate del 2000. A casa di Ginetto Piatti, infatti, arriva una cartolina acquistata in un negozio di Palermo. «Lo redarguii invitandolo a non perdere le belle usanze» scrive Piatti.
Giovanni La Rosa incassa la critica e, pochi giorni dopo, spedisce all’amico l’ennesima cartolina dipinta a mano con servizio di piatti siciliani e nota annessa: «Essendo notori la permalosità dei critici d’arte e anche che i loro desideri sono ordini categorici, il povero pittore umilmente si adegua».
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