Altafini: «Il calcio italiano non finirà come Tangentopoli»
Il popolare Josè, campione del mondo col Brasile commenta le prospettive per i Mondiali e lo scandalo che sta travolgendo il calcio italiano
«Non ho soluzioni per quanto è accaduto e per i mali del mondo del calcio. Dico però che non è giusto che per le ruberie di alcuni debbano pagare tutti, in particolare i tifosi, quelli veri, che fanno dei sacrifici per seguire le loro squadre anche in trasferta.» Così Josè Altafini, un campione vero, grande, di quelli che risolvevano le partite con un guizzo geniale, ha commentato i recenti fatti di cronaca che stanno sconvolgendo il mondo del calcio. Un campione ancora amato e ricordato dai tifosi meno giovani di Palmeiras, Milan, Napoli e Juventus. Proprio lui, l’uomo che si scatena al microfono quando il golaço è in agguato e attende solo di entrare nel sacco. Giornalisti sportivi e non da mezza Lombardia lo hanno incontrato in serata presso la Erif Real Estate di viale Cadorna, società immobiliare di cui è da tempo il testimonial. Da alcuni anni Altafini ha infatti messo radici proprio a Legnano.
Si doveva parlare di Mondiali – e, occhio, si parlava con uno che li ha vinti, a vent’anni, con la maglia del Brasile del 1958, quello di Didì, Garrincha, Vavà, con uno sconosciuto diciassettenne che mandò in visibilio mezzo mondo, tale Pelè, il più grande tra i grandi. Tuttavia incombeva, inevitabile, lo scandalo intercettazioni, e ce ne si faceva una ragione, dedicandovi non pochi ragionamenti.
«Se in una famiglia uno dei figli è un delinquente e gli altri sono onesti lavoratori, non si può sbattere dentro tutti quanti». Evitare, dunque, che si faccia di tutta l’erba un fascio è una delle prime preoccupazioni di Altafini. Alla proposta di Bruno Pizzul di un anno di sospensione della serie A, il campione paulista ribatte che ciò è impossibile, dati gli enormi interessi pecuniari in gioco e gli investimenti, solo per fare un esempio, sui contratti televisivi: la Juventus in B, per fare un esempio, causerebbe già un tracollo economico di grandi proporzioni. «Quello che si può e secondo me si deve fare è ritardare l’avvio del prossimo campionato quanto basta perchè la Federcalcio abbia il tempo di prendere gli opportuni provvedimenti. Questo comporterà un campionato a sedici squadre, invece del guazzabuglio attuale. In ogni caso non bisogna farsi prendere dalla frenesia di fare in fretta, si rischia di fare solo confusione. Certo è curioso che nel 2006 l’intera inchiesta si basi sulle intercettazioni telefoniche, con frasi di cui in alcuni casi va valutato il contesto – mentre in altre l’illecito è evidente. Certo, però, che sarebbe stato meglio se questa vicenda non fosse saltata fuori proprio alla vigilia del Mondiale». Non teme Altafini che la vicenda finisca come Tangentopoli, con la diffamazione dei magistrati e l’arrivo sulla scena di affaristi ancora peggiori dei precedenti? "Io credo che i prossimi dirigenti non commetteranno gli stessi errori" risponde prudente Altafini. Basta che non ne commettano di peggiori. E la nazionale non ne risentirà? "Forse ci andrà con meno responsabilità addosso, ma non so se sarà un vantaggio, data la situazione". Già, il Mondiale. Nel pomeriggio di lunedì è uscita la lista dei convocati di Lippi. Qui Altafini alza il dito, con signorile garbo e simpatia tutta brasiliana, e spezza una lancia a favore di Antonio "Fantantonio" Cassano, il grande escluso, insieme a Cristiano Lucarelli; ma Altafini si sarebbe portato in Germania anche un altro giovane di talento come Marchionni, o come Tavano, bomber dell’Empoli.
"Bisognava portare Cassano a questo appuntamento. Per quanto problematico, il ragazzo è spavaldo, e non teme la grande occasione. Le nazionali coraggiose portano i giovani, guardate il Brasile, l’Argentina con Leo Messi, l’Inghilterra che addirittura porta Theo Walcott, diciassette anni, che non ha mai giocato una partita in campionato ma è considerato un campionissimo in erba. Secondo me uno dei grandissimi di questo Mondiale sarà un giovane. Serve un coraggio che in Italia non si è mai avuto: qui si è sempre voluto andare a botta sicura su giocatori sperimentati… e spompati, perchè hanno già dato tutto in campionato e coppe varie". Analisi impietosa, ma esatta. Chi saranno dunque le favorite? Su tutte Brasile, Argentina, Francia, Inghilterra; Italia, Spagna, Portogallo come outsider pronte ad acchiappare il successo. "Ma temo che il centrocampo italiano non sia all’altezza degli altri" avverte Josè. E saranno temibili anche le compagini africane, come quel tignoso Ghana che ci toccherà per primo avversario: "quelli corrono, magari non sono tatticamente delle volpi ma sono sempre assai difficili da affrontare". Chiedere ad Arrigo Sacchi, che dall’Italia-Nigeria del 1994 tiene ancora il cero di San Codino Baggio sul comò. Il Mondiale sarà una passeggiata per il Brasile, come l’ultima edizione? "No", assicura Altafini, "Al momento il Brasile ha uomini acciaccati o del tutto sfiniti come Emerson, non lo vedo come favorito numero uno. Fra un mese, però, chi può dirlo?". Scaramanzia? Forse. "Ronaldo, certo, se torna in forma sarà di nuovo il capocannoniere. Ma per me Ronaldinho e Henry sono i numeri uno del calcio d’oggi".
Altafini tiferà Brasile o Italia? La questione è come sempre scomoda, e il buon Josè si bada bene dal dare risposte nette, lui che ha giocato in entrambe le nazionali. "Ho vestito con gioia la maglia italiana dopo quella brasiliana, ma mi è costato caro e oggi me ne rammarico, perchè la Fifa nel 1962, ad appena 24 anni, mi vietò di giocare altri Mondiali. C’era altra gente che aveva giocato in più nazionali, allora si poteva, poi dopo la battaglia di Santiago del ’62 si decise di darci un taglio. Avrei potuto vincere anche nel ’62 e ’70, peccato; e la vittoria del ’58 ero troppo giovane per apprezzarla davvero". Mentre in Brasile il giovane Altafini era popolarissimo con il soprannome di "Mazzola" – per la sua somiglianza fisica con l’immenso Valentino Mazzola, papà di Sandro, tragicamente perito a Superga con il Grande Torino – quando arrivò in Europa come Josè Altafini il suo nome non diceva più niente. ma lui se ne fregò, buttando dentro qualcosa come 216 gol fino al 1976, quando smise con il calcio italiano, e tanto per divertirsi, andò a vincersi uno scudetto in Canada. In un mese! "Del resto porto fortuna" spiega, citando a pezza giustificativa fior di scudetti vinti al primo anno, nonchè personaggi della tv (dalla Parietti alla Marcuzzi e a vari telecronisti) proiettati al successo dopo aver duettato con lui; e in un paese pazzo e magico come il Brasile tutto può essere, anche una macumba al contrario…
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