Hanno processato il cibo degli dei
Difesa, accusa, giudice e, sul banco degli imputati, un insospettabile cioccolato. Un processo divertente e interessante i cui atti sono stati raccolti in un libro
Un vero e proprio processo, con tanto di pubblica accusa , difesa e collegio giudicante. Sul banco degli imputati, di fronte l’Alta Corte di Gola e Accidia, il cibo degli dei: il cioccolato. Un processo difficile, lungo. Un’istruttoria che riguarda fatti iniziati nel 1528, quando Cortés presentò Theobroma (cibo degli dei) Cacao, detto cioccolato, a Carlo V.
Tre i reati contestati all’imputato: attentato alla linea e alla salute, circonvenzione d’incapaci di resistere alla golosità, associazione a delinquere di stampo gastronomico con l’aggravante della continuazione. Fatti che si sono verificati, a partire da quella data, nel mondo intero. Un’accusa pesante da digerire per qualsiasi imputato.
Il pubblico ministero, Ambrogio Robecchi, nella sua relazione introduttiva ha picchiato duro, al punto da definire il cioccolato "uno dei grandi mali dell’umanità", paragonandolo alla schiavitù, alla prostituzione, al fumo e all’alcool. Un processo difficile da sostenere, considerato la simpatia di cui gode l’imputato nell’opinione pubblica.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Alberta Leonarda Vergine, ha richiamato l’attenzione della corte sul pericolo di una spettacolarizzazione del processo e sull’ingiustizia dei vincoli posti all’imputato. Ma il primo colpo di scena si è avuto con l’audizione del consulente tecnico, Marco Carle, che ha smentito la data di nascita del cacao, facendola risalire a circa 3500 anni fa (1500 a. C.). Le prime tracce di cioccolato risalirebbero, infatti,alla civiltà degli Olmechi, a quella dei Maya e degli Aztechi. Il susseguirsi di esperti (farmacologi, psicologi e antropologi) di fronte alla corte è riuscito ad alleggerire, si fa per dire, la posizione dell’imputato.
Nella fase dibattimentale si è giocato il tutto per tutto con gli interventi dell’etologo Giorgio Celli, che ha ricordato a tutti i presenti come il cioccolato abbia dato una mano importante alla scuola di etologia, a cui lui appartiene, contro quella behaviorista. Innocentista anche l’esperta di nutrizione Antonella Griziotti, che ha sciorinato alla corte tutte le qualità organolettiche e nutrizionali del Cacao, concludendo che il cioccolato non è il male e andrebbe assolto perché il fatto non sussiste. Il vero problema, ha ribadito la Griziotti, sta nel libero arbitrio e nell’uso che noi mortali facciamo del cibo degli dei. Forse una lancia spezzata di troppo, quella dell’esperta, che ha gettato il cuore e la gola oltre l’ostacolo, chiudendo con un elogio delle virtù terapeutiche e degli utilizzi in medicina dell’imputato (clistere, purgante e salasso) fatti in passato da principi re e signorotti vari, senza specificare a che temperatura dovesse essere usata la cioccolata per tali pratiche curative. Grande imbarazzo nella Corte per l’audizione dell’esperto Maurizio Bossi, cattedratico pavese, chiamato in causa per pronunciarsi sul rapporto tra cioccolato ed erotismo. Già, ma che sesso ha il cioccolato? "Ambiguo", ha risposto Bossi: di sesso maschile quando è solido, femminile quando è liquido. Insomma, un ermafrodita gastronomico.
La pubblica accusa, nella sua requisitoria, noncurante delle affermazioni benigne degli esperti, ha chiesto una condanna esemplare dell’imputato (presenza fino a quel momento dolce e silenziosa): farlo a pezzi, affinché tutti i presenti ne potessero mangiare. «Forse la condanna più desiderata dall’imputato stesso», ha aggiunto, con malcelata di ironia, il pm in chiusura.
L’avvocato difensore, colto anche da un trasporto emotivo, inaspettato per il suo assistito, ha invece ricordato nella sua arringa finale, che in questo processo ne andava del senso della giustizia, perché il calvario del signor Cacao, che dura da 500 anni, ha assunto ormai i toni di una persecuzione e di un’indegna campagna di diffamazione. Una tesi assolutoria sostenuta con grinta e consapevolezza, al punto da minacciare l’abbandono della toga in caso di condanna dell’imputato.
E la corte, come si sarà pronunciata?
Processo al cioccolato,
Indagine semiseria su rischi e benefici del cioccolato
a cura di Angelo Beretta, Renata Conti, Luigia Favalli
in collaborazione con Università degli Studi di Pavia, Chococlub, Comune di Certosa di Pavia
Monboso Casa Editrice,
pp. 235
lire 35000 euro 18.08
monbosoed@iol.it
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