Il nuovo municipio: tra storia, sorprese e modernità
Presentato a Cairate il progetto per la nuova sede del comune all'interno del monastero. Un piano ambizioso fortemente voluto dalla provincia
Un’opera artistica con un passato ancora misterioso, in grado di raccontare una storia che solo ora intravediamo soltanto. Ma anche una struttura moderna da far vivere nel presente, per scrivere nuove pagine del suo percorso.
Questo è e sarà il monastero di Cairate, un recente acquisto della provincia, che si prepara a diventare uno dei monumenti più interessanti di tutta Varese. E proprio questo legame inscindibile tra storia antica e utilità moderna, sarà il leit motiv dei lavori di restauro, presentati proprio oggi, giovedì 18, in un interessante convegno a Cairate.
In particolare ci si è soffermati sui lavori che coinvolgono l’ala San Pancrazio, che ospiterà il nuovo municipio. In questi giorni, infatti, è stato posizionato il tetto, e sembra che i progressi siano finalmente ad un buon punto. I lavori sono stati difficili e complessi perché, come hanno raccontato i numerosi esperti presenti, il monastero si è rivelato molto più misterioso di quanto si credesse, e tra una scoperta e l’altra anche il restauro ha cambiato percorso.
La storia da sempre ben conosciuta del monastero di S. Maria Assunta l’ha raccontata Simone Finotti, che da anni si è occupato di consultare la documentazione relativa al periodo successivo al 300 su questo monumento. E quindi risaliamo all’atto di fondazione ufficiale, secondo il quale la nobildonna longobarda Manigunda, dopo una guarigione miracolosa, avrebbe chiesto l’insediamento in Cairate di un cenobio benedettino. Da lì alla ricca attività delle suore del convento (finita per volere di Napoleone) la storia è più o meno chiara e nota.
Ma i veri misteri, e i colpi di scena, sono emersi quando si è voluto scoprire qualcosa in più sul periodo precedente alla volontà di Manigunda. E qui entra in gioco la recente e faticosa attività archeologica raccontata da Valeria Mariotti, della sovraintendenza ai beni archeologici, e Roberto Matteini, della società lombarda di archeologia. I diversi scavi, che hanno coinvolto anche l’area dei lavori di San Pancrazio, hanno rivelato infatti delle tombe, che potrebbero risalire al V secolo prima della nascita di Cristo, e anche un mulino vitruviano. E tutto lascia pensare che questa necropoli sia stata usata per lunghissimo tempo, anche in periodo paleocristiano. Mariotti si dice convinta che quelle tombe appartenessero ad una ricca famiglia di possidenti, che risiedeva lì vicino, in una villa della quale per ora ipotizza solo la posizione, che preferisce non rivelare. E sotto terra, vicino al monastero, potrebbe anche nascondersi un altro antico centro sacro, del quale si immagina l’orientamento, ma che deve ancora essere svelato.
Insomma, a partire da scavi inizialmente poco promettenti, si sono scoperte durante i lavori di restauro delle tracce ancora tutte da indagare, e sicuramente irrinunciabili. La sfida per i progettisti, quindi, si è rivelata molto più difficile del previsto. La ferma intenzione della provincia, infatti, è sempre stata quella di sfruttare quell’area, di viverla, pur nel rispetto del suo valore artistico. Sicuramente gli architetti Marco e Francesco Albini hanno provato a gestire la sfida al meglio.
E qui si arriva alle novità ed agli accorgimenti architettonici raccontati in questo incontro. Ad esempio alcuni scavi dell’area Pancrazio saranno sovrastati da strutture di vetro, che ospiteranno la biblioteca senza nascondere i resti antichi. E il progetto è mutato più volte nel tempo, perché con il proseguire dei lavori si sono scoperti sempre nuovi gioielli: affreschi, muri che evidenziano ricostruzioni o altri indizi importanti. Il criterio di base è stato quella della non invasività: nessuna nuova struttura ha imposto nuovi carichi di peso, e i nuovi raccordi funzionali, come lo scalone di acciaio dell’ingresso e l’ascensore, sono stati inseriti in vani preesistenti, affermando in contrasto armonico la propria modernità. Ma non finisce qui: una lunga passerella creerà una sorta di percorso guidato ai misteri del monastero, senza toccare o coprire nessuna parte antica. Ogni aspetto è stato curato nei minimi particolari, comprese le finestre del municipio, che saranno ad un’arcata unica, per non inserire intelaiature aggiuntive.
Un progetto ambizioso, ed ovviamente non a basso costo. Come ha spiegato Giorgio Bianchi, della direzione lavori pubblici della provincia, l’ala San Pancrazio costerà alla provincia 2milioni e 600mila euro, e sarà terminata entro il mese di dicembre, con una chiusura definitiva dei lavori strutturali intorno ad aprile 2007. In totale il restauro del monastero (che comprenderà il rinnovo del chiostro, la già citata ala Pancrazio, dei punti di ristoro e, forse, un auditorium) costerà intorno ai 14 milioni di euro, e dovrebbe essere ultimata intorno al 2012.
Una volta portata a termine quest’avventura il monastero di S. Maria Assunta sarà a pieno titolo uno dei fiori artistici del comune: Luca Marsico, assessore provinciale ai beni culturali l’ha affiancato a villa Recalcati, alla chiesa di Santa Caterina del Sasso ed al chiostro di Voltorre. «Il monastero di Cairate è già simbolo dell’idea di bene culturale che ha la provincia di Varese», ha affermato Marsico, «Valorizzato nella sua storicità ed allo stesso tempo fruibile per le esigenze moderne».
Tra i presenti all’incontro c’era anche il sindaco di Cairate Clara Fanton, che a sorpresa ha anticipato una proposta che farà ufficialmente alla provincia nei prossimi giorni. La sua idea, infatti, è di collegare la lunghissima pista ciclabile che si sta preparando in Provincia (circa 33Km di greenway che attraverseranno la valle Olona) direttamente al monastero, passando sotto un’antica scalinata. «Unire questi due progetti ambiziosi consentirebbe al monastero di diventare veramente una meta turistica», ha affermato Fanton, «Ed aiuterebbe Cairate a gestire al meglio questa nuova opportunità».
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