“Moschea” di via Giusti Varese, Galparoli attacca e parla di regalo politico, Palazzo Estense replica: “È lì da 30anni”
Il referente del comitato Futuro Nazionale parla di un "regalo politico e urbanistico" che sacrificherebbe il quartiere; dal Comune si ridimensiona la vicenda, spiegando che il piano inserito nel PGT si limita a fotografare i luoghi di culto già esistenti in città, islamici e non, senza distinzione di confessione
Botta e risposta tra Futuro Nazionale e l’amministrazione comunale di Varese sul Piano delle Attrezzature Religiose (PAR), inserito nel nuovo Piano di Governo del Territorio della città, e in particolare sull’inserimento tra le “strutture di progetto” del luogo di culto islamico di via Giusti.
La denuncia di Galparoli
A sollevare la questione è Piero Galparoli, referente del comitato Futuro Nazionale, che in un comunicato diffuso il 21 agosto parla di un vero e proprio “regalo” politico e urbanistico da parte dell’amministrazione di centrosinistra. Secondo Galparoli, l’inserimento nel PAR ufficializzerebbe di fatto la moschea di via Giusti — oggi accatastata come magazzino — senza il rispetto delle normali regole urbanistiche e condominiali, e a scapito della quiete dei residenti.
Nel comunicato, Galparoli elenca quattro punti di contestazione: l’ufficializzazione di un centro ad alta affluenza all’interno di un condominio privato; l’assenza, a suo dire, di parcheggi pubblici sufficienti a sostenere l’afflusso, con una viabilità di via Giusti già satura soprattutto il venerdì e nelle festività religiose; la mancanza di un confronto diretto con i residenti, le cui proteste sarebbero state ignorate; e il rischio, più in generale, di un precedente che a suo giudizio comprometterebbe l’equità della pianificazione urbanistica cittadina.
«Siamo di fronte a una scelta inaccettabile che calpesta i diritti dei varesini», dichiara Galparoli che annuncia battaglia, provando anche a lanciare un amo alle altre forze di centrodestra in consiglio comunale: «Chiediamo il ritiro immediato del provvedimento e lo stralcio degli spazi condominiali di via Giusti dal piano delle aree di culto. Daremo battaglia, spero anche dentro il Consiglio Comunale se le forze politiche di opposizione faranno loro questa denuncia, promuovendo una mobilitazione e depositando osservazioni formali al PGT per bloccare legalmente questa ingiustizia».
La replica di Palazzo Estense: «Nessuna notizia, è lì da oltre 30 anni»
Di tutt’altro avviso Palazzo Estense, che ridimensiona la portata della vicenda. Secondo quanto filtra dall’amministrazione, il luogo di culto in questione (il centro culturale islamico Omar al Faruk di via Giusti, laterale di viale Borri) è attivo ormai da oltre trent’anni, sin dai primi anni Novanta, senza che in tutto questo tempo si siano mai verificati particolari problemi. Non si tratterebbe, viene precisato, della costruzione di una nuova moschea né di un edificio con minareto, ma di uno spazio — un magazzino esistente — già da tempo adibito a luogo di preghiera.
Da Palazzo Estense si spiega che il Piano delle Attrezzature Religiose si limita a una ricognizione degli spazi religiosi già presenti sul territorio comunale, senza distinzione di confessione: nel piano, viene sottolineato, non si parla né di “moschea” né di “chiesa”, ma genericamente di “luoghi di culto”, categoria che comprende tutte le realtà religiose della città, dalle parrocchie cattoliche alla comunità ortodossa di Casbeno, fino alle chiese evangeliche presenti in diversi punti del territorio.
Quanto ai temi sollevati da Galparoli, in particolare sui parcheggi, dal Comune si fa notare che l’inserimento nel piano rappresenta anzi l’occasione per verificare il rispetto di tutti gli aspetti urbanistici connessi alla struttura, con l’obiettivo di alzare gli standard di qualità urbana e di rigore normativo. Viene inoltre ricordato che, nel corso degli anni, la comunità islamica ha valutato anche altre aree cittadine — in particolare via Pisacane, dove c’è uno stabile che dovrebbe diventare il nuovo punto di ritrovo della comunità islamica varesina — come possibili sedi alternative per un centro culturale, aree oggetto della stessa ricognizione mappata nel piano.
Le prossime mosse
Il Comune quindi non si agita troppo dopo la provocazione dell’esponente vannacciano. Resta da vedere se, come auspicato da Galparoli, le altre forze di opposizione presenti in Consiglio comunale decideranno di fare proprio il tema sollevato da Futuro Nazionale.
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