Whirlpool indegna, Milano profana Masnago
Tutto si decide nel primo quarto, quando gli ospiti piazzano un parziale di 4-36. Finisce 79-92 un derby disastroso
Al peggio non c’è mai fine. Chi aveva assistito allo sconcertante “meno
Su questo parquet Varese (
Non ci si faccia ingannare dal punteggio finale, un 79-92 che a prima vista potrebbe anche rispecchiare i valori in campo. La gara è terminata ancor prima di iniziare, Varese non merita neppure l’onore delle armi.
COLPO D’OCCHIO – Il pre partita era stato bello come al solito. Il derby non si discute, si ama. Non rimangono molte parole quando a Masnago scendono in campo i 35 scudetti e le 8 coppe dei Campioni di Varese e Milano. La gente lo sa e affolla le vecchie tribune con calore, colore e passione: con un bel “chissenefrega” per la classifica. Brividi lungo la schiena per l’applauso a Galanda, per il coro a favore di Veljko Mrsic in tribuna insieme a Vescovi. Brividi di silenzio nel minuto dedicato agli alpini caduti in Afganistan. Poi si parte, davanti a tanti vip e a cinquemila cuori che battono.
PALLA A DUE – Trio italiano subito in campo per Djordjevic: Bulleri, Galanda e il fischiatissimo Coldebella. Magnano sceglie il doppio lungo con Howell e Fernandez fianco a fianco. Squadre al gran completo, c’è pure il volpone Nikola Loncar, anni fa a Varese, ora barbuta riserva tattica in maglia AJ.
L’unico applauso se lo merita la curva, con un’altra coreografia mozzafiato: si celebra un matrimonio con tanto di sposa biancorossa e la scritta “Finchè morte non ci separi”.
La partita finisce qui. Nel secondo quarto le distanze restano invariate (26-59); Bolzonella e Howell provano a dare qualche timida scossa, poi Blair fa legna e punti sotto canestro, e la terna in grigio riesce nell’impresa di arbitrare male.
Il terzo quarto è, senza ironia, il migliore della Whirlpool. Hafnar ci mette impegno e a un certo punto riduce (!!!) a 31 i punti di svantaggio con una bella iniziativa mentre il pubblico inneggia a Gianfranco Castiglioni, avvitato e avvilito sulla sua sedia in tribuna stampa. Garnett e Collins imbroccano qualche pallone che permette di chiudere il periodo sotto di 20 (58-78), tanto che qualcuno finge di illudersi.
Una finta, appunto, perché bastano due bei canestri di Shumpert a rimettere saldamente oltre quota venti il vantaggio ambrosiano dopo un paio di minuti della frazione conclusiva. Si va avanti così sull’onda dell’ironia, con cori di presa in giro di qua e di là, qualche stilettata ai giocatori di casa (“grazie ragazzi”, “vinceremo il tricolor”), un po’ di polemica politica con bersaglio su Caruso e Luxuria. In assenza di basket, ci si diverte così.
IL FINALE – Al 40′ il punteggio è 79-92: quasi normale, se preso così com’è. Merito di De Pol che prova a ridurre al minimo un dolore vivissimo. Il coro di saluto, cantato in curva come negli altri settori, è un evergreen: "Andate a lavorare". C’è pure qualche applauso, non ironico: è per Jack Galanda intervistato nei pressi del sottopassaggio. Siamo certi che pure a lui, oltre che a Mrsic e Vescovi, sia pianto un po’ il cuore nel vedere Varese nelle condizioni di questa sera.
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