Whirlpool indegna, Milano profana Masnago

Tutto si decide nel primo quarto, quando gli ospiti piazzano un parziale di 4-36. Finisce 79-92 un derby disastroso

Al peggio non c’è mai fine. Chi aveva assistito allo sconcertante “meno 35” del derby tra Varese e Cantù nell’autunno 2004 perde anche l’ultima certezza: peggio di così si può. Già, perché non è possibile vedere un palazzetto di Masnago profanato da questa Whirlpool prima ancora che da un’ottima Olimpia Milano. Non è concepibile perdere una partita che dopo i primi 10’ vede un punteggio di 4-36 per gli ospiti (foto: www.simoneraso.com).
Su questo parquet Varese (la CiaoCrem) ha affrontato pure le franchigie Nba, ha sfidato le più grandi squadre d’Europa e del Sudamerica senza mai dare lo spettacolo deprimente del primo quarto di questa sera. 4-36; un risultato che definire da minibasket, o da “prima divisione” è un affronto fatto ai piccoli cestisti o agli amatori delle serie più basse. Loro, tra pancere e palestrine infami, si impegnano.

Non ci si faccia ingannare dal punteggio finale, un 79-92 che a prima vista potrebbe anche rispecchiare i valori in campo. La gara è terminata ancor prima di iniziare, Varese non merita neppure l’onore delle armi.

COLPO D’OCCHIO – Il pre partita era stato bello come al solito. Il derby non si discute, si ama. Non rimangono molte parole quando a Masnago scendono in campo i 35 scudetti e le 8 coppe dei Campioni di Varese e Milano. La gente lo sa e affolla le vecchie tribune con calore, colore e passione: con un bel “chissenefrega” per la classifica. Brividi lungo la schiena per l’applauso a Galanda, per il coro a favore di Veljko Mrsic in tribuna insieme a Vescovi. Brividi di silenzio nel minuto dedicato agli alpini caduti in Afganistan. Poi si parte, davanti a tanti vip e a cinquemila cuori che battono.

PALLA A DUE – Trio italiano subito in campo per Djordjevic: Bulleri, Galanda e il fischiatissimo Coldebella. Magnano sceglie il doppio lungo con Howell e Fernandez fianco a fianco. Squadre al gran completo, c’è pure il volpone Nikola Loncar, anni fa a Varese, ora barbuta riserva tattica in maglia AJ.

LA PARTITA – Due minuti tutti tinti di rosso-Milano aprono il match: Varese fatica anche a tirare e in un amen è sotto 7-0, con immediato timeout di Magnano. Serve a nulla: Milano allunga la striscia fino a 14 punti prima che Fernandez con due liberi (dopo 5’03”) muova il punteggio di casa. La Whirlpool però è imbarazzante: Galanda e Coldebella segnano da tre, Blair schiaccia. Il tabellone segnala un clamoroso 2-21 in meno di 7’ con diecimila occhi sconcertati da quello che vedono. A 2’ dalla sirena Galanda è già a quota 15 con 3 triple sul tabellino. Entra Calabria, tocca tre palloni e li converte in 9 punti: al primo intervallo Milano conduce 36-4. Cose mai viste, nemmeno al minibasket.

L’unico applauso se lo merita la curva, con un’altra coreografia mozzafiato: si celebra un matrimonio con tanto di sposa biancorossa e la scritta “Finchè morte non ci separi”.

La partita finisce qui. Nel secondo quarto le distanze restano invariate (26-59); Bolzonella e Howell provano a dare qualche timida scossa, poi Blair fa legna e punti sotto canestro, e la terna in grigio riesce nell’impresa di arbitrare male.

Il terzo quarto è, senza ironia, il migliore della Whirlpool. Hafnar ci mette impegno e a un certo punto riduce (!!!) a 31 i punti di svantaggio con una bella iniziativa mentre il pubblico inneggia a Gianfranco Castiglioni, avvitato e avvilito sulla sua sedia in tribuna stampa. Garnett e Collins imbroccano qualche pallone che permette di chiudere il periodo sotto di 20 (58-78), tanto che qualcuno finge di illudersi.

Una finta, appunto, perché bastano due bei canestri di Shumpert a rimettere saldamente oltre quota venti il vantaggio ambrosiano dopo un paio di minuti della frazione conclusiva. Si va avanti così sull’onda dell’ironia, con cori di presa in giro di qua e di là, qualche stilettata ai giocatori di casa (“grazie ragazzi”, “vinceremo il tricolor”), un po’ di polemica politica con bersaglio su Caruso e Luxuria. In assenza di basket, ci si diverte così.


IL FINALE – Al 40′ il punteggio è 79-92: quasi normale, se preso così com’è. Merito di De Pol che prova a ridurre al minimo un dolore vivissimo. Il coro di saluto, cantato in curva come negli altri settori, è un evergreen: "Andate a lavorare". C’è pure qualche applauso, non ironico: è per Jack Galanda intervistato nei pressi del sottopassaggio. Siamo certi che pure a lui, oltre che a Mrsic e Vescovi, sia pianto un po’ il cuore nel vedere Varese nelle condizioni di questa sera. 

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Pubblicato il 06 Maggio 2006
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