“Le opere della tua collezione sono come dei figli”
Claudia Gian Ferrari spiega la sua collezione e la donazione al FAI
Quaranta opere, collezionate in anni di studio e lavoro, tele scelte e coccolate come figli. Sono De Chirico, Sironi, Carrà e Casorati solo alcuni dei nomi che Claudia Gian Ferrari con passione ha raccolto ed amato e la commozione con cui oggi lei stessa ne parla lo dimostra e lo conferma. Elegantissima spiega questa esperienza.
Come mai la decisione di donare le opere al FAI?
La scelta non è stata semplice, ma purtroppo Milano manca di un Museo del contemporaneo ed il lavoro di questi anni del FAI mi ha convinto ad affidare a loro il mio patrimonio.
Per un collezionista la propria collezione è un po’ come un pezzo di sé stesso?
Quando l’altro giorno il trasportatore è venuto a casa mia per prendere le opere è stato un dramma. Io non figli ma credo che il mio attaccamento a queste opere sia come quello di una madre con i suoi bambini. È stato come se mi tagliassero il cordone ombelicale. Ogni opera ha una storia, un travaglio e una esperienza a sé stante.
Per esempio?
In occasione di una visita presso un privato a Modena per acquistare ed visionare alcune sculture di Martini che voleva vendere, per caso ho visto in un sottoscala una scultura con volto di donna, aveva un non so che di famigliare e conosciuto. I proprietari l’avevano ereditata ed erano ignari dell’autore. Oggi mi commuove ancora raccontare l’emozione di quando scoprì che era una scultura di mio nonno Timoteo Bortolotti e la figura ritratta era mia madre.
Questa collezione è dedicata proprio a suo padre e sua madre?
Per sono state delle figure fondamentali che mi hanno insegnato ad avere un certo tipo di vita. Mio padre diceva sempre "si fa la stessa fatica a fare le cose male e bene, meglio farle bene". Concordo poi con Maria Giulia Crespi che si può fare cultura anche cuocendo una torta, quando voglio fare qualcosa di bello cucino per i miei amici.
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