Quando una fiaba fa nascere la lavatrice del futuro

Viaggio nel Global Consumer Design, il palazzetto Whirlpool dove vengono concepiti e migliorati i grandi elettrodomestici dell’azienda

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A volte l’innovazione tecnologica comincia da una storia in cui ci si finge di essere una lavatrice.  E’ una storia che si scrive per davvero: lo fanno i consumatori coinvolti nei panel che la Whirlpool realizza regolarmente con persone che rappresentano il "target" dei loro clienti.  Scrivono e scrivono, aiutati da qualche domanda iniziale che serve giusto per rendere più facile cominciare a scrivere un raccontino dove il soggetto è appunto un elettrodomestico, e finiscono per dare preziose indicazioni su come si vorrebbe il prodotto del futuro.  

Tutto questo non solo è vero, ma succede con regolarità nel palazzo del Global Consumer Design che sta all’interno della sede di Cassinetta: dove si pensa non solo l’aspetto degli elettrodomestici prodotti in Italia, ma quello di molti dei prodotti poi venduti in tutto il mondo dalla Corporation. E che ha cuore e menti italianissimi.

Quelle favole richieste ai consumatori, pure invenzioni che però contengono idee nuove e fanno emergere in maniera informale i loro reali bisogni e interessi, sono fatte per diventare oggetto di studio da parte dei designers industriali di Cassinetta (partiti in due, all’epoca dell’Ignis di Borghi,  e ora più di 40) e poi a essere realizzate in prototipi o innovazioni dei modelli già sul mercato:  «Molte delle idee che emergono in questi panel vengono poi effettivamente messe in pratica – spiega Gigliana Orlandi (al centro nella foto), manager europea dello User experience group, cioè proprio di quella sezione della ricerca e innovazione che “testa” sui consumatori l’usabilità dei prodotti – e in alcuni casi quelle che sembrano invenzioni inverosimili sono in realtà prodotti già testati, di cui noi verifichiamo l’esigenza, in attesa di trovare la soluzione per immetterli sul mercato in un corretto rapporto tra esigenza e prezzo».

Come le lavatrici che riconoscono colore e tessuti “leggendo l’etichetta”: una tecnologia già esistente e testata, ma che ha ancora un prezzo troppo alto per essere sopportato sul mercato. Oppure gli asciugabiancheria “singoli”, che asciugano un solo capo per volta: quello che magari serve subito e non c’è verso di far asciugare sullo stendino. Di queste il prototipo c’è già in attesa di essere immesso sul mercato.

«Tutte proposte nate in focus group del genere» spiega la Orlandi, che racconta anche delle sale prova virtuali degli elettrodomestici: lì si possono vedere proiezioni a grandezza naturale di frigoriferi mai ancora prodotti, e decidere se ci sono troppi cassetti o troppo pochi, se lo sportello è troppo basso o inutile, se il congelatore va sopra o va sotto. A farlo, come sempre, un consumatore selezionato tra quelli che rappresentano il target della azienda.  Che in qualche modo “detta legge” all’azienda leader dei grandi elettrodomestici, semplicemente indicando ciò che vuole  o che detesta, o inventando una favola dove la lavatrice lava tutto, dalle scarpe ai peluches.

«Un’idea da tenere da conto» segna sul taccuino la Orlandi, mentre ascolta il brano della favola inventata al momento. Come anche quella della lavatrice mignon, dedicata a calzini e le mutande:
«Segni di una mutata esigenza, che vanno tenuti da conto e studiati», sottolinea la Orlandi.
Secondo gli schemi e i criteri inventati più di trent’anni fa nella Ignis di Borghi – e ancora ora applicati in riva al lago di Varese – per rendere più belli nel mondo gli oggetti per definizione meno belli della casa.

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Pubblicato il 01 Ottobre 2006
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