Montezemolo: «Viaggiate, siate umili e non smettete di migliorare»
Il presidente di Confindustria incontra i giovani studenti della Liuc
Tra i giovani è a suo agio, scherza, non risparmia complimenti e battute. Quando gli squilla il telefonino risponde e riattacca subito: «Non ho tempo, ho cose più importanti di Confindustria oggi». Luca Cordero di Montezemolo, parla agli studenti della Liuc di Castellanza, poco di prima di spostarsi a Varese alla giornata nazionale dell’Orientagiovani. Dietro la cattedra non resta nemmeno il tempo per le presentazioni di rito, «preferisco paralarvi da qui, un po’ alla Fiorello». E si avvicina al pubblico dei ragazzi. «E poi non amo parlare di me, penso che le persone vadano giudicate dai loro risultati. Vi voglio dire poco della mia vita, solo che ho avuto due fortune: il mio carattere che mi ha spinto a mettermi in gioco e i miei punti di riferimento». Parla di Enzo Ferrari e di Gianni Agnelli che hanno lasciato l’impronta nella sua formazione. Ma anche di Ralph Loren «nato come ambulante, venditore di cravatte e diventato grande leader della moda nel mondo, Achille Maramotti che da un cappottino ha fatto nascere Max Mara, Michele Ferrero, il padre della Nutella o Pietro Barilla». Racconta le storie degli imprenditori italiani che hanno fatto successo. «Storie straordinarie di persone geniali che hanno saputo trasferire le loro idee in imprese: ma farlo non è semplice, ci vuole rischio e coraggio. Caratteri che devono entrare nel Dna del nostro Paese insieme all’innovazione e alla competizione». Competizione, che per il presidente di Confindustria, vuol dire stimoli, confronto e miglioramento continuo. Ma anche merito, necessità di premiare capacità e risultati: «Le università che producono devono ricevere i riconoscimenti, dobbiamo smetterla di ragionare per anzianità. I professori non devono essere stimati in proporzione alla loro età». E poi tocca ai giovani «che hanno bisogno di impresa come le imprese hanno disperatamente bisogno di giovani. Dovete guardare al futuro e imparare a dibattere del futuro. Specializzarvi, viaggiare, andare all’estero. Serve volontà, spirito di sacrificio ma soprattutto l’umiltà e l’apertura ad imparare».
Poi cita i presidenti americani, Kennedy, Regan e Clinton, chi per la capacità di portare la crescita economica a livelli da record, chi per la capacità di darsi obiettivi e di parlare al paese e chi per le sue riforme liberali. Liberalizzazioni su cui esprime il suo totale consenso: «Sono una mossa necessaria per il nostro futuro e per questo do il mio massimo supporto al governo e al ministro Bersani per la seconda parte della sua azione. Dobbiamo liberarci dalle troppe corporazioni che ci appesantiscono».
Sulla finanziaria invece preferisce sorvolare: «non ne vorrei più parlare. Il governo si è trovato ad affrontare una situazione difficilissima ed era chiaro che questa manovra doveva essere dura. Abbiamo già espresso le nostre critiche, preferisco andare oltre e parlare di istruzione, che è l’ordine del giorno di oggi. Il nostro progetto sulle università ha ottenuto grande consenso da parte di tutti. Il governatore della Banca d’Italia ha messo l’istruzione al centro del suo programma per lo sviluppo. Senza dubbio è un segnale, prima non se ne parlava nemmeno, oggi innovazione, ricerca e scuola sono dappertutto. Ora sta tutto nel far diventare realtà tutte queste belle parole».
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