Perde la mano, i medici gliela ricostruiscono
Sei ore è durato l'intervento nel reparto di ortopedia all'ospedale di Circolo per ricostruire l'arto, rimasto spappolato in un incidente automobilistico
"Mano amputata". Il giudizio perentorio del personale paramedico e medico, intervenuto la notte di sabato ad Orino per soccorrere un automobilista rimasto incastrato con il braccio tra le lamiere, non sembrava dare speranza al trentaseienne di Cuvio.
Sembrava, dicevamo, prima dell’intervento dei chirurghi dell’unità di ortopedia dell’ospedale di Circolo a Varese. Alla mezzanotte, l’equipe diretta dal dottor Amedeo Bini ha iniziato la delicatissima ricostruzione della mano: «Era una palla, informe e molto infetta – racconta il primario di ortopedia, il professor Paolo Cherubino – ci sono volute sei ore per riattaccare la mano. L’operazione è riuscita perfettamente, il sangue è tornato a circolare e la flessibilità delle dita giudicata buona. Rimane ancora da scongiurare il pericolo di infenzioni».
Ed è solo per questo motivo che ancora oggi l’uomo è giudicato in prognosi riservata e le sue condizioni monitorate costantemente. Se nei prossimi giorni la situazione rimarrà stabile, il "miracolo" sarà completo.
Il professor Cherubino non parla di miracoli, le tecniche ricostruttive sono una prassi consolidata per questo reparto che già in passato ha garantito ampiamente i risultati ( solo sei mesi fa lo stesso professore riattaccò il braccio ad un motociclista che era finito contro un guard rail). Eppure, per i soccorritori presenti sul posto, il destino di quell’arto era segnato: il palmo era completamente sbriciolato e infetto perchè pieno di sassi, vetri e asfalto.
Lo scorso week end, comunque, per il personale dell’ortopedia sono state ore di passione. In reparto non c’era un letto disponibile mentre in pronto soccorso ben 14 persone politraumatizzate attendevano i posti: «Ci hanno bloccato tutta l’attività ordinaria per poter ricoverare le persone ferite – spiega il professor Chrubino che commenta inoltre – Mi chiedo che senso abbia aprire più posti letto in pronto soccorso quando sono i reparti a dover dare curare».
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