Ribolla: «Il momento delle grandi riforme è ora»

Patto per la produttività, incitazione alla cooperazione tra imprese. Secondo il presidente di Univa, la svolta sta nella rivoluzione culturale dell'economia

L’industria è ripartita: ora tocca al Governo fare le scelte che fanno ripartire l’economia, anche se dovessero essere impopolari. Eccola qui, servita su un piatto senza tanti giri di parole, la ricetta per il 2007 dell’Unione industriali di Varese: che fa esplicitamente riferimento al patto di produttività lanciato da Confindustria.
«Il momento per attuare le grandi riforme è questo – è l’opinione di Alberto Ribolla, presidente dell’Unione Industriali varesina – perchè è quando si ha la benzina, anche economica, che si possono operare i cambiamenti. Ma non basta l’economia, bisogna anche voler mettere in discussione alcuni capisaldi culturali».

Il patto per la produttività, che parte dal presupposto che «noi produciamo troppo poco» è una riflessione collettiva, di tutte le parti sociali coinvolte: «Se riusciremo a metterci tutti attorno al tavolo potremo cercare di trovare sbocco a questa voglia di tornare a competere.  Per fare questo bisogna agire sulla leva fiscale e contributiva, per avere un costo del lavoro che non cresce ma consente ai lavoratori di avere più soldi in tasca e ridar loro la possibilità di far ripartire il mercato interno. Per far questo non c’è da nascondersi che il Governo deve avere il coraggio di fare scelte, anche impopolari»

Ma non è solo il Governo che deve fare passi avanti: anche per le imprese è momento di grandi scelte, di rivoluzione culturale. Che in parte è già in atto, ma per le quali c’è ancora molto da lavorare: «Una di queste è la cosiddetta coopetition, la competizione cooperativa. a cui i varesini erano poco abituati, ma stanno rapidamente adeguandosi, per poter competere non più con aziende ma con interi sistemi – paese». 

Ma quali sono le scelte impopolari che il Governo deve avere il coraggio di fare? «Il Governo ha messo in tasca, con gli ultimi provvedimenti della finanziaria, tra i 70 e i 75 miliardi di euro: pare che in questo modo siamo andati al disotto del 3% del deficit con un anno di anticipo – precisa il presidente di Univa – Tutto bene perciò, anche se adesso c’è bisogno che queste somme siano spese bene. E nella lista delle cose a cui mettere mano non posso non citare le pensioni: il caso più eclatante di distonia italiana. Ma lo è anche il costo del lavoro dei dipendenti pubblici: è impossibile che lo stipendio dei dipendenti pubblici abbia incrementi maggiori delle aziende private senza che in essi ci siano revisioni  dell’efficienza del lavoro».

Mille cose da fare e da razionalizzare, nell’amministrazione pubblica, tanti soldi da spendere meglio soprattutto.  Ma le imprese varesine sono pronte? «Quanto sto per dire è un’impressione non avvalorata da dati -prosegue Ribolla –  Ma per esperienza personale mi sento di affermare che la mentalità tra gli imprenditori è profondamente cambiata. Abbiamo attraversato anni decisamente complessi, difficili, ma ne siamo usciti diversi. Un collega di Giunta mi diceva che fino a pochi anni fa oltre i 100 km non andava a vendere. Ora esporta in Canada e  in Australia. Il che significa che di fronte a necessità si fa virtù, anche nell’internazionalizzazione, un concetto ostico fino a poco tempo fa». Questo per la propensione ad andare all’estero. «Ma sono assolutamente convinto che anche di fronte alla necessità di diventare capaci di collaborare, avremo delle notevoli dinamiche positive nei prossimi 5 anni, così come è stato per l’internazionalizzazione – precisa Ribolla – E c’è già chi tra noi ha creato joint venture, alleanze: c’è già un vento diverso che permea le aziende».

Un vento che potrebbe, se crescesse, togliere l’italia da un pantano che non merita, secondo Ribolla: «Perchè l’Italia come paese è condannata all’assuefazione, ad essere un paese di seconda fascia? Noi industrialmente non lo siamo: è che non abbiamo voglia di fare grandi cambiamenti. Ma quella delle riforme e dei grandi cambiamenti è la strada giusta da percorrere, ed è per questo che diciamo di volere anche scelte impopolari: perché vogliamo che ci sia tra noi uno scatto d’orgoglio. E se non c’è, questo paese rischia di spegnersi come una candela»

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Pubblicato il 05 Febbraio 2007
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