Samarate: “Un calendario di pace” con Paolo Barnard

Venerdì 9 febbraio alle 21 l’incontro con il giornalista di Report e il suo libro “Perchè ci odiano”, spietato atto d'accusa contro i metodi del potere globalizzato

Venerdì 9 febbraio alle 21 nella sala Azzurra di Villa Montevecchio a Samarate appuntamento con Paolo Barnard, giornalista di punta di Report, ora collaboratore di “Rai Educational”, e il suo libro scandalo sul terrorismo “Perché ci odiano”.
L’iniziativa fa parte di “Un calendario di Pace”, una serie di incontri organizzati tra inverno e primavera dal Coordinamento Pace e Solidarietà di Samarate con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale, in collaborazione con numerose associazioni e realtà samaratesi, dall’Associazione GLT, all’Associazione Le Gocce, all’Unione Circolo Cooperativa Samarate, al gruppi ACLI di Samarate, all’ ANPI di Samarate e Verghera, alla Rete Disarmiamo la Pace, alla Caritas Parrocchiale, all’Associazione Nizzy, alle Scuole secondaria ‘Padre Daniele’ Samarate.

Paolo Barnard presenterà il suo libro “Perché ci odiano”, edito da Bur nel 2006, un lavoro che lui stesso definisce «il libro oggi più censurato nella saggistica italiana. Nessun media, né televisivo né cartaceo, ha voluto recensirlo, né RAI né Mediaset o La7, o alcuna radio pubblica o privata, neppure Unità o Repubblica». Un libro scomodo, come il suo autore, che ha il coraggio di affermare ciò che l’occidente fatica a pensare: che il terrorismo affonda le radici anche nelle prassi e nelle politiche di aggressione dell’Occidente e di alcuni Stati democratici. U.s.a., Israele, Russia, Gran Bretagna, nessuno sfugge all’accusa, provata, di Barnard di essere dei veri e propri “grandi terroristi”. Il dito puntato del giornalista fa un attento esame di coscienza all’occidente, senza risparmiare nessuno, soprattutto Israele. Non sono solo parole: documenti, dossier e fatti mostrano come questa sia la vera realtà. Sono le stesse fonti ufficiali americane, inglesi, israeliane a parlare da sole, mostrando come il terrorismo occidentale, ben prima di Bin Laden, sia stata l’arma per imporre un ordine mondiale fondato sulla sopraffazione. Il libro inchiesta, basato su documenti spesso top secret, arriva a Samarate e con lui il suo bagaglio scomodo di verità: dall’America Latina alla Cecenia, dall’Africa al Medio Oriente i fatti parlano chiaro, i veri terroristi siamo stati noi.

<!–[if !supportEmptyParas]–> «Potrei chiamarli terroristi perché vengono nei nostri Paesi con il loro potere grande e fanno queste cose e le fanno in tutto il mondo. Ma per me sono semplicemente degli assassini». Rufina Amaya, unica sopravvissuta di 1200 contadini massacrati in Salvador da terroristi addestrati e armati dagli americani, e mai puniti.

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Pubblicato il 07 Febbraio 2007
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