Rinnovo Camera di Commercio: interviene Acai

Il contributo al dibattito dell'Associazione Artigiani Cattolici di Varese

Riceviamo e pubblichiamo 

Quando un regno vede uscire di scena il proprio amato sovrano, tra il nugolo di emozioni, sentimenti, dolore che accompagnano l’evento, il moto più palpabile è l’apprensione manifestata dalla corte e dai sudditi.

Un comune sentire, codificabile e riassumibile in un semplice: …e adesso? …ora chi?

Insomma un sentimento genuino, appunto l’incertezza che nasce dalla partecipazione della base, del popolo.

Condizione che, seppur con sfumature differenti, si dovrebbe in analogia potere individuare al maturare di certi eventi, a prescindere dal contesto di riferimento, con intensità degradanti mano a mano che ci si allontana da ambiti avvertiti o considerati vitali per l’umana esistenza.


Nel caso della “successione” alla guida della CCIAA di Varese, ci pare di cogliere in maniera inopinabile come l’unica vera apprensione sia quella degli addetti ai lavori e dei potenziali candidati, cioè: papabili al ruolo di suprema regia dell’Ente o a fruire dell’ ”onore oneroso” derivante dall’occupazione di poltrone altolocate.

Il tutto miscelato secondo regole, copione e uscite “strategico concertative” all’apparenza (speriamo solo all’apparenza) disordinate e chiassose, che tuttavia paiono lontane dalla base di riferimento data dai soggetti economici e d’impresa.

Soggetti per i quali, a sensazione, sembra valere l’arioso richiamo “…questo e quello per me pari sono”, in palese dissonanza con alcune polemiche e pragmatiche prediche di programma apparse in questi giorni.


Non intendiamo entrare nel merito oltre un certo livello però riteniamo inopportuno l’aver avanzato una candidatura (fors’anche già tramontata) del Presidente Merletti, accompagnandola con bacchettate non certo offensive ma quantomeno strabordanti a ….destra e manca.


Bacchettate coerenti con alcune linee già addotte dal sistema associativo di provenienza ma dicotomiche rispetto sia al proliferare (più che al fiorire!) di apparentamenti promossi nelle ultime settimane sia al clima di cooperazione unità e competizione; clima auspicato sulle pagine telematiche e cartacee dei quotidiani locali di qualche giorno fa, non tanto come futuribile quanto come presente certezza.


Prendiamo poi atto del mancato raggiungimento degli obiettivi Camerali, denunciato dal Segretario Bergamaschi.

Varrebbe tuttavia la pena ricordare che, per meglio garantire la “gestibilità” dell’ Ente CCIAA, durante la precedente competizione elettorale si era deciso un allargamento del Consiglio a figure diverse da quelle storicamente e, se non andiamo errando, statutariamente provenienti dal mondo imprenditoriale “puro”.


Non possiamo che avallare la posizione espressa dalla Presidenza degli Industriali della Provincia di Varese in merito ai prerequisiti che dovrà vantare il futuro Presidente IMPRENDITORE della Camera di Commercio.

Presidente che negli auspici vorremmo mantenesse un ruolo super parte, di totale distacco rispetto al comparto di provenienza.


Certo il problema sollevato in merito all’autoreferenzialità della CCIAA è pienamente condivisibile ed è a nostro avviso comune ad altre realtà istituzionali o di rappresentanza.

Ma è anche un problema di risorse e di ottimizzazione delle risorse. Enti con portafoglio/capacità impositiva limitata (tali restino!) come le Camere di Commercio, corrono questo rischio e fisiologicamente si arenano su situazioni simili.

Temiamo che la soluzione a questo status di cose (rischio autoreferenzialità) sia competenza della politica e non degli attori che ruotano sugli assi camerali….a loro compete se interpretare ruoli seri o trasognati.

Caliamo quindi le attese, l’ampiezza dei progetti e l’attitudine a dipingere un “miracolistico” futuro, risolutore delle carenze camerali.


Insomma, se ci è concessa un pochino di disillusione, facciamo funzionare quello che c’è con meno scena, evitando di polverizzare o disperdere risorse.

… e senza pretendere che Malpensafiere o alcune strutture ricettive in più, turistiche e congressuali, possano risolvere i nostri problemi, se non quelli di (buon per loro) qualche azienda di commercio o servizio.

Anche perché:

  1. ogni angolo d’Italia mediamente accessibile potrebbe essere (se già non è) un ottimo centro congressuale quindi Varese entra in competizione con ben altre aree;

  2. a suon di congressi non si fa molto sviluppo; in ogni caso “per convegni” ci vanno gli attori di una Nazione in crescita ed espansione. Scusate ma non è il caso nostro (parliamo dell’Italia): le grandi aziende che chiudono e gli iper che aprono sono qui a dimostrarcelo ed il panorama di piccole e medie imprese che sopravvivono in condizioni più o meno difficili non può certo fare da volano ad un’economia “congressuale”;

  3. ….a meno di accettare che la Provincia di Varese diventi, permetteteci la volgata, cameriere da convegno di altri ambiti economici, fossero pure stranieri. Tuttavia un pochino di orgoglio storico/economico non guasterebbe.


Varese non è Varazze. Non tanto per il panorama (che è più bello dalle nostre parti, viste le “liguri” speculazioni degli scorsi decenni) quanto per l’assenza del mare o di altra opportunità/ bellezza equipollente: assenza che nessuna dotazione preventiva a livello infrastrutturale potrà regalarci.

Ricordiamoci che “le colline di Varazze guardano il mare e il mare guarda le colline”, in una ideale simbiosi ed in un metaforico scambiarsi di sguardi, alimentato dall’infinito soffiare della brezza marina.


Se pensiamo che il nostro mare sia Malpensa ….ricordiamoci che Malpensa ci da le spalle.

…..e quando sei alle spalle sono altre le arie che tirano!

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Pubblicato il 18 Marzo 2007
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