Stazione unica, dopo cent’anni si torna a parlare di urbanistica
Intervista all'architetto Ovidio Cazzola: «Per progettare gli interventi occorre pensare superarando i localismi»
A Ovidio Cazzola, architetto, conoscitore della storia urbanistica di Varese e innamorato della nostra città abbiamo posto alcune domande in previsione del primo degli incontri voluti dal sindaco Fontana per rendere partecipi i varesini le iniziativa ad alto impatto urbanistico della civica amministrazione.
Architetto Cazzola, martedì 6 marzo alla città verrà presentato il progetto di riunificazione delle stazioni. Quale è stato a Varese l’ultimo intervento urbanistico di pari rilievo?
«Credo si possa affermare che l’ultimo intervento urbanistico con ripercussioni su un’ampia area urbana e sull’organizzazione complessiva di una parte della città, dei suoi significati, delle sue sedi rappresentative sia da far risalire agli anni ’30 del secolo scorso quando si aggiunse alla formazione, giustamente criticata, della piazza M.Grappa l’intervento per il nuovo viale allora ‘Delle Vittorie’ oggi ’XXV Aprile’. E’ un viale ammirevole ancora ai nostri occhi per la sua qualità, per il suo ruolo di connessione del nucleo storico della città con le nuove sedi istituzionali, con vari complessi scolastici.
Si è dato nuovo respiro e nuova dimensione alla città ottocentesca integrando la novità dell’hotel Palace realizzata vent’anni prima».
Il Comune con questo progetto vuole anche riqualificare una zona che, sempre dal punto di vista urbanistico, ha una sua storia, forse non a lieto fine, con capitoli fatti di forti contrasti, di roventi polemiche. Può ricordare quei tempi e le ragioni dei contrasti? E in che misura gli errori hanno pesato sullo sviluppo di Varese?
«La radicale svolta riorganizzativa urbana, con le profonde ripercussioni di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze, viene decisa il 26 novembre 1863 dal Consiglio comunale, su proposta della Giunta guidata dal sindaco Carcano, con la localizzazione della nuova stazione della ferrovia Gallarate-Varese che stava per essere realizzata dalla Società per le Strade Ferrate della Lombardia. Questa localizzazione è un compromesso fra la Società da una parte, che prevedeva il prolungamento ferroviario verso Porto Ceresio e la Svizzera- tenendo conto dell’esistenza in luogo del Cimitero – e il Comune dall’altra che voleva la stazione più vicina al centro cittadino. L’isolamento della castellanza di Giubiano, i collegamenti viabilistici con il centro e Biumo creano le condizioni per la demolizione di frange edificate di notevole significato storico e la definizione di nuovi isolati edificabili».
Nel nuovo progetto ci sono possibilità di ripetere errori?
«Credo che il tema centrale da affrontare correttamente sia una ridefinizione delle attribuzioni e delle funzioni dell’area: queste scelte avranno un’incidenza decisiva sulla riorganizzazione della città. Rifacendoci al Piano direttore di oltre un decennio fa, che precedeva con le sue indicazioni le elaborazioni del Piano Regolatore vigente, veniva considerato strategico –nel contesto dell’Area varesina estesa a 27 Comuni- lo sviluppo delle funzioni turistico-ricettive legate anche alla realizzazione di una struttura congressuale moderna, integrativa di quelle esistenti, di livello internazionale. In tale quadro la mobilità veicolare e ferroviaria dovevano trovare fra loro interconnessioni (intermodalità) coerenti con la necessità di liberare il centro urbano dall’odierna congestione. Il Piano direttore proponeva parcheggi esterni all’area centrale appoggiati a una linea tranviaria ‘moderna’ (già realizzata in altri centri europei) su un percorso da Bizzozero a Masnago. Per l’area delle attuali stazioni prevedeva le necessarie interconnessioni fra i due sistemi ferroviari affidando tuttavia principalmente a un sistema di stazioni ‘esterne’ sia sulle linee FFSS sia sulle linee FNM i collegamenti con i parcheggi esterni. Si indicava l’opportunità – con la necessaria trasformazione ferroviaria in sistema metropolitano- di localizzare stazioni FNM, adeguando anche l’esistente, a Casbeno, a Calcinate degli Orrigoni, in viale Europa, presso l’ex macello civico; stazioni FFSS a nord verso Induno e a sud verso Gazzada. Importante a mio avviso è oggi tener conto della localizzazione del Campus universitario e dell’opportunità di quest’ultima stazione.
Leggo che intenzione dell’Amministrazione comunale sarebbe la creazione nell’area di piazzale Kennedy di importanti realizzazioni con valenza significativa, ‘monumentale’, come quella pensata per Milano nell’area della ex Fiera Campionaria. Se questo fosse l’orientamento vincente non potremmo che attenderci un pesante aumento della congestione del centro cittadino. Spero quindi in una ragionevole riflessione e nel concretarsi di una linea progettuale che punti sulla interconnessione principalmente pedonale e di servizio fra le due ferrovie nella prospettiva, anche, della realizzazione del collegamento con Mendrisio».
Quale è stato il periodo più felice dello sviluppo di Varese?
«Ritengo che il periodo più felice dello sviluppo di Varese sia da individuare tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 quando si realizzò una intelligente connessione fra il sistema ferroviario e il nuovo sistema tranviario; quando la società ‘Grandi Alberghi’ guidata da Tito Molina realizzò l’hotel ‘Campo dei Fiori’ e il ‘Palace’ , con i connessi sistemi di funicolare. La città cambiò allora la sua dimensione, il suo volto, moltiplicò la sua attrattività turistica».
E le grandi occasioni perse?
«Una grande occasione perduta è stata la delocalizzazione del tribunale, altra funzione responsabile della congestione cittadina. Sarebbe stato facile portarlo non molto lontano ad esempio sull’area della ex Aeronautica Macchi, con accessibilità e parcheggi in condizioni ben diverse».
La situazione urbanistica odierna della città e in che direzione ci si deve muovere
«Varese è ormai una città complessa, territorialmente più estesa dei suoi confini amministrativi. E’ urgente ,anche se tardivo, quindi un avvio di collaborazione e di rilancio organizzativo, di ruoli, di luoghi significativi e rappresentativi di una comunità di circa 200 mila abitanti, con i Comuni dell’Area».
Può elencare una serie di interventi assolutamente indispensabili e quali debbano avere la precedenza assoluta. «Precedenza assoluta ha quindi la promozione di iniziative che spetta in particolare a Varese avviare, in collaborazione anche con la Provincia, per uno studio strategico circa le prospettive già indicate, la valorizzazione della storia e dell’ambiente, le qualità da individuare per il suo rilancio economico».
Le recenti iniziative di Palazzo Estense sembrano dire che la lunga notte di Varese sia finita, ma occorre far crescere la sensibilità urbanistica cominciando anche dal basso. Come?
«Occorre che l’Amministrazione comunale solleciti e presti attenzione alle voci della cultura non solo varesina, entrando in un mondo di idee che superi le ristrette visioni localistiche ‘fai da te’, superando ogni preconcetto di ‘parte’ e di esclusività in apparenza giustificata sufficientemente da un mandato elettorale. Problemi complessi come quelli ricordati chiedono risposte adeguate.
Guardando al passato, ricordando scelte e uomini che le sostennero magari in buona fede ma con sprovvedutezza, mi capita di pensare con gratitudine ad alcuni, con dispiacere ad altri. Le loro decisioni – quando avevano un ruolo per decidere per tutti noi- rimangono nella nostra storia, non facilmente cancellabili».
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