Cari italiani, come spendete i ristorni dei frontalieri?

Il governo elvetico ha chiesto di poter verificare come e dove vengono spese le somme che annualmente vengono girate da Berna ai comuni di provenienza dei lavoratori italiani in Svizzera

Ora la Svizzera vuole verificare le opere per i frontalieri costruite con i soldi dei ristorni fiscali che ogni anno vengono girati da Berna a Roma e da Roma ai comuni di confine. Commissioni apposite, previste dal trattato che regola i ristorni, verificheranno visivamente cosa ne è dei milioni di euro che ogni anno  tornano in Italia nei paesi con alto tasso di frontalieri. La richiesta è stata avanzata di recente dagli svizzeri durante l’ultima riunione bilaterale che ogni anno vede a confronto i due Stati proprio sull’argomento frontalierato. Milioni di euro ogni anno si muovono in questa direzione e finiscono ai comuni in base ad un accordo che oltre trent’anni fa i due stati, (quello italiano e quello elvetico) hanno stipulato affinchè la tassazione del lavoro dipendente degli italiani che lavorano in Svizzera ma vivono in Italia non finisse completamente oltre confine.

Nei mesi scorsi, infatti, alcuni membri della Lega dei Ticinesi, formazione politica molto forte in Ticino, avevano avanzato l’ipotesi di diminuire la percentuale di ristorni fiscali verso l’Italia sull’esempio del trattato rivisitato con l’Austria poco tempo prima. Quell’ipotesi, poi, non venne più ripresa dopo che con una serie di contatti tra Italia e Svizzera si era deciso di lasciare le cose come stavano. Sapere come vengono spesi questi soldi, però, è un’azione possibile e prevista dal trattato. I sindaci di confine del Varesotto sono pronti alla verifica e segnalano tramite il sindaco di Pino Lago Maggiore Mauro Fiorini: «Siamo già abituati al controllo di come vengono spesi questi soldi – spiega – compiliamo una scheda che va al ministero tutti gli anni dove rendicontiamo le spese. Qui i soldi dei ristorni li spendiam o davvero per opere a favore di chi lavora in Svizzera dagli asili alla sistemazione delle strade. Abbiamo un accordo e lo rispettiamo».

Nemmeno un euro fuori posto, dunque, ma rimane sospetta l’iniziativa del governo elvetico che ora richiede commissioni ad hoc. I soldi in ballo sono tanti. In media ogni anno il solo Ticino versa nelle casse dei comuni di frontiera qualcosa come 40 milioni di franchi che corrispondono a 30 mln di euro circa. Questi soldi fanno gola al governo ticinese che preferirebbe tenerli in cassa piuttosto che rimetterli all’Italia. Ma i servizi servono e costano e se nei comuni di confine percentuali alte di italiani vanno oltre-confine, attirati dalle buone paghe, i comuni di confine non possono contare sull’Irpef e dunque languono. I soldi che arrivano dai ristorni sono l’unica boccata d’aria per non morire. Basta vedere la protesta messa in atto oggi contro la decisione del governo di non istituire un fondo per i comuni confinanti con la Svizzera che non possono vivere di soli ristorni. Ben 174 sindaci dell’associazione dei comuni di confine oggi lunedì 26 novembre, hanno simbolicamente rimesso la loro fascia tricolore al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, con una manifestazione provocatoria in piazza Duomo a Milano.

 

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 27 Novembre 2007
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